Azione universitaria: il numero chiuso va rivisto, non cancellato

“Il numero chiuso? Un’esigenza dovuta alla massificazione dell’Università.

“Il numero chiuso? Un’esigenza dovuta alla massificazione dell’Università. Chi protesta dovrebbe fornire un’alternativa valida reale e costruttiva piuttosto che giudicare sommariamente sull’attuale metodo di selezione”. è quanto dichiara Andrea Volpi, Coordinatore Nazionale di Azione Universitaria in merito al dibattito sui test d’ammissione all’università che sono in corso di svolgimento in questi giorni.

“Invitiamo il Ministro Gelmini, che ha già ben fatto nel riformare l’Università ed il diritto allo studio, – continua la nota -a prendere in seria considerazione un termine di valutazione più ampio che non riduca lo studente ad essere giudicato in cinque minuti. L’attuale sistema non rappresenta la soluzione migliore, ma è forse il giusto compromesso per non finire nel caos”.

Dal giovane Coordinatore Nazionale arriva anche una proposta concreta: “Un’eventuale riforma dovrebbe avvenire all’insegna del merito e della qualità: deve pesare di più il voto conseguito alle scuole superiori ed il giudizio deve continuare anche durante gli anni in cui si segue l’università.

In questo modo molti più giovani avranno la possibilità di accedere ai corsi e quelli che conseguiranno il titolo saranno certamente  più meritevoli perché qualitativamente i migliori”.

“Da tre anni – conclude Volpi – la sinistra universitaria contribuisce alla crisi scendendo in piazza per difendere gli interessi della casta baronale e per mantenere i privilegi di quella sindacale, dimenticandosi di avanzare delle proposte credibili per difendere gli studenti

Total
0
Shares
Lascia un commento
Previous Article

Il quarto stato. Parola di Udu

Next Article

Patto per Napoli, la Chiesa apre le porte ai giovani universitari

Related Posts
Leggi di più

Maturità senza mascherine? Si apre uno spiraglio: “Con pochi contagi a giugno si possono eliminare”

Continua il dibattito sull'eliminazione delle mascherine a scuola. L'Italia è l'unico Paese in Europa che ha mantenuto l'obbligo di indossarle in classe per gli studenti ma cresce il pressing per eliminarle almeno durante gli esami di maturità e quelli della scuola media. Gli esperti: "Se il tasso di positività si abbasserà dall'attuale 13% al 10% ai primi di giugno allora potremo ragionare sull'eliminazione"