Rapporto Almalaurea, ancora pochi i laureati in Italia

L’Italia ha pochi giovani e per di più poco scolarizzati. Il faticoso ricambio generazionale si ripercuote anche sul mondo del lavoro, dove gli studenti con una preparazione universitaria costituiscono una quota modesta e nonostante questo sono ancora poco appetibili per le aziende. Il quadro emerge dal XVI rapporto Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati triennali, presentato questa mattina nella sede della Conferenza dei rettori (Crui).

L’indagine, che ha coinvolto circa 400 mila laureati, mostra però come la laurea sia ancora una ascensore sociale. Il 75% dei laureati di primo livello – dimostra il rapporto – porta a casa un titolo di studio mancante a ciascuno dei genitori. Il ritorno sui banchi universitari dei laureati adulti potrebbe costituire una potente occasione di crescita per il sistema produttivo e per quello universitario ed un efficace incentivo per i docenti a valorizzare modalità didattiche attualmente poco utilizzate, funzionali anche al potenziamento delle competenze trasversali frequentemente indicate come carenti fra i laureati.

Brutte notizie, invece, sulla occupazione più qualificata: nel nostro paese continua ad essere penalizzata e i dati parlano chiaro: tra il 2004 e il 2008 l’Italia ha fatto segnare una riduzione della quota di occupati nelle professioni ad alta specializzazione, in controtendenza rispetto al complesso dei paesi dell’Unione Europea.

“Investire di più e meglio”. Secondo il direttore di Almalaurea Andrea Cammelli questo potrebbe essere un approccio diverso al problema. Sottovalutare la questione della condizione giovanile e della valorizzazione del capitale umano sarebbe un errore imperdonabile.

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