Addio a Claudio Abbado, il maestro del palco che ha rivoluzionato la musica classica

CLAUDIO ABBADO

“Sono profondamente convinto che la musica possa cambiare i giovani, possa salvarli dalla prostituzione, dalla violenza, dalla criminalità”. Credeva nei giovani il maestro Claudio Abbado, e ci credeva pienamente. Il senatore a vita e direttore d’orchestra si è spento a Bologna, all’età di 81 anni. Una mente aperta, un innovatore in un mondo complesso e troppe volte chiuso come quello della musica classica.

A sette anni aveva già le idee chiarissime, quando – armato di bacchetta – decise di arrampicarsi fino al loggione per vedere all’opera il direttore d’orchestra Antonio Guarnieri. Già nel 1959, dopo il diploma al conservatorio meneghino in composizione, pianoforte e direzione d’orchestra, fece il suo debutto a Trieste. Da lì, una carriera inarrestabile, fatta di successi e innovazioni.

Dalla Fenice a Venezia alla Piccola Scala di Milano, dalla Staatsoper di Vienna fino alla Berlin Philharmoniker: una serie di rivoluzioni e conferme in giro per il mondo. Nel periodo della sua direzione, durata fino al 1986, Abbado contribuì a un profondo rinnovamento nella programmazione e nelle scelte artistiche del teatro milanese, ad esempio,  sganciandosi da una logica puramente filologica e recuperando autori e opere per lungo tempo dimenticati. Molte furono le critiche, che non scalfirono i suoi intenti.

Nel 1972 Abbado fu il protagonista dell’inaugurazione dei Concerti per studenti e lavoratori, seguendo la profonda voglia da parte del maestro di avvicinare la lirica al mondo delle classi meno abbienti. Alla fine del suo ultimo concerto a Berlino, il pubblico lanciò quattromila fiori, con un applauso lungo 30 minuti.

Senatore a vita dallo scorso 30 agosto, nominato da Giorgio Napolitano insieme ad Elena Cattaneo e Renzo Piano, aveva devoluto il suo emolumento per promuovere borse di studio alla scuola di musica di Fiesole “nella convinzione che dando valore alla cultura, il nostro Paese possa guardare con maggior fiducia al futuro e che l’educazione musicale sia fondamentale strumento per lo sviluppo della persona e la qualità del vivere civile”.

Se ne va un pezzo di Italia che ha portato prestigio in tutto il mondo, senza essere divo. Sempre critico nei confronti dei tagli alla cultura, sempre pronto a scoprire qualcosa di nuovo.

“La scomparsa del maestro Claudio Abbado segna una grande perdita per la cultura italiana nel mondo”. Lo afferma il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Maria Chiara Carrozza.

“Esprimo il mio più profondo cordoglio a nome di tutto il mondo della Scuola, dell’Università e della Ricerca. I suoi concerti per studenti e lavoratori alla Scala e la sua attenzione per le orchestre giovanili segnarono un punto di contatto fondamentale tra mondo culturale e giovani generazioni. Proprio per ricordare il suo impegno per lo studio della musica quest’anno dedicheremo a Claudio Abbado i premi destinati agli studenti iscritti alle istituzioni dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica previsti nel Dl ‘L’Istruzione riparte” – ha commentato il ministro Maria Chiara Carrozza.

 

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