Università, le intercettazioni dei baroni: “Sono io il capo dei concorsi”

senato accademico

Trentotto indagati, due associazioni a delinquere. La Procura di Bari ha chiuso il primo filone dell’inchiesta sul malaffare del sistema universitario italiano, chiamata “Do ut des”. Posti da professori e associati mercanteggiati in tutta Italia, pressioni, telefonate. Le associazioni a delinquere, secondo gli inquirenti, erano due: una con base a Bari, e l’altra a Milano.

Complessivamente sono una cinquantina i concorsi “il cui andamento ed esito finale  –  sostiene la Guardia di Finanza  –  nulla hanno avuto a che vedere col merito”. Per gli inquirenti è una vera e propria “Rete criminale tra i più autorevoli docenti ordinari che hanno consentito sistematicamente il prevalere della logica del favore su quella del merito e della giustizia. In sostanza i concorsi universitari sono stati celebrati, discussi e decisi molto prima del loro espletamento”.

“Era il barone, era il capo di tutti”. Così veniva definito dai colleghi il professor Giorgio Lombardi. Insieme con il collega Giuseppe Ferrari era l’uomo che, secondo le indagini della Procura, aveva in mano il diritto pubblico comparato in Italia. E si era impegnato perché Anna Maria Bernini, ex ministro di Forza Italia, vincesse un concorso.

Lombardi poi si ammala, tanto da spegnersi durante l’indagine: “Io se non avessi avuto questo accidente  –  si sfoga con un collega  –  ero il padrone di tutti i concorsi. A me interessano due risultati e ne chiedo uno solo: la Bernini! Perché quando uno prende un impegno lo mantiene, io sono abituato a fare così”. Le pressioni per la Bernini sono molte. Lo ammette lo stesso Ferrari. “Lo so, però ho bisogno che gli parli dieci minuti… perché io non ce la faccio più guarda, tra De Vergottini, Amato (ndr, Giuliano) e Morbidelli per la Bernini. Pizzetti te lo raccomando lui e la famiglia… non ce la faccio più” – si ascolta nelle intercettazioni.

Con Lombardi che si ammala, però, il potere è nelle mani di Ferrari. È lui stesso in un’intercettazione a spiegare quello che la Finanza definisce come il “potere ventennale dell’aristocrazia ferrariana”. “Quello che cercavamo di praticare era un metodo che è stato concepito in un momento in cui Lombardi pigliava tutto. C’era una specie di aristocrazia nel senso aristotelico, cioè i migliori che si accordano nell’interesse della corporazione!”.

La Finanza fa anche i conti: 18 dei 32 concorsi banditi tra ordinari e associati sono “espressione di una maggioranza di chiara appartenenza alla corporazione di matrice ferrariana, a riprova dell’esistenza di un sistema basato essenzialmente sul dato dell’appartenenza a una corrente accademica”.

Tra gli atti intercettati, poi, c’è una mail del professor Ferrari
dalla quale si evince un’intesa tra il docente bocconiano e il collega Luis Eduardo Rozo Acuna. “Carissimo, consegno un’umile richiesta al pizzino telematico” e via con l’elenco di richieste. “Scusa per la sintesi brutale, ma meglio essere franchi… A buon rendere. Grazie”.

Tra gli indagati c’è anche l’ex garante della privacy,
che secondo gli investigatori fa pressioni per far vincere un concorso al figlio come, evidentemente, gli aveva promesso Lombardi. “Lui  –  dice al telefono con Ferrari, in riferimento a un altro professore  –  dice che gli farebbe piacere che appunto il desiderio di Lombardi si realizzasse “. Ferrari: “Stai tranquillo”. Pizzetti: “È un secolo che ci conosciamo, sappiamo anche comunque quando ci siamo presi degli impegni reciproci non li abbiamo mai fatti mancare”.

Le telefonate del Professor Pizzetti si contano a decine. Gli investigatori lo definiscono “astuto e infaticabile”. “Volevo dirti che ho visto Augusto (ndr, Barbera)  –  dice Pizzetti a Ferrari  –  e anche lui una mano su Gambino potrebbe darla”. E poi: “Se ti serve possono parlare anche io a padre Paolo (padre Paolo Scarafoni, ex rettore dell’Univeristà europea di Roma, indagato, ndr)”. Il concorso, però, alla fine salterà. Ma la cupola, quella, è rimasta.

 Leggi anche l’intervista al Professor Pizzetti: Mio figlio aiutato? E’ normale”

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