Studiare all’estero arricchisce il tuo curriculum

Le esperienze all’Estero contano davvero? È così importante trascorrere un periodo di formazione/lavoro fuori dall’Italia? In questo periodo si parla molto di acquisizione di competenze tecniche, professionali e trasversali, che rendono il lavoratore più qualificato e pronto al cambiamento. I ragazzi italiani sono combattuti: quale sarebbe la scelta migliore per il proprio futuro?

Dopo le Superiori, durante l’Università e/o prima del Lavoro sarebbe auspicabile studiare in un Paese estero almeno per 6 o 9 mesi. Quest’esperienza è utile dal punto di vista professionale (migliorano le nostre competenze tecniche, miglioriamo le conoscenze delle lingue straniere, ecc.); per non parlare poi dell’arricchimento e della crescita dal punto di vista umano: passare un periodo non in Patria ci rende più aperti, più propensi ad affrontare i cambiamenti con serenità, migliora il nostro approccio verso altre culture e stimola notevolmente il dialogo interculturale.

Durante l’Università è il momento più adatto per recarsi all’estero per un periodo più o meno lungo, a “respirare” altre culture e altri modi di vivere. Viviamo in un tempo in cui i paesi si stanno avvicinando sempre di più, grazie anche alla Globalizzazione. Tutti pongono l’attenzione sugli scambi interculturali, della conoscenza di nuovi paesi e di nuovi popoli, del parlare nuove lingue.

La frequenza dei viaggi all’estero negli ultimi anni è aumentata molto rapidamente, anche grazie ad Internet che ha facilitato il sistema informativo e soprattutto dopo la semplificazione del riconoscimento accademico.

Sono molti i cacciatori di teste che non considerano il voto di laurea e il tempo per conseguirla gli unici fattori da considerare nella valutazione di un CV. Un’esperienza di volontariato e periodi di studio all’estero non vanno sottovalutati. Non sempre è il modello del primo della classe a essere vincente.

 

M.B.

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