Stamina, parla il ministro Carrozza: “Servono più competenze. Riportare la politica alla realtà dei fatti”

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Stamina, il ministro Carrozza scende in campo. Dopo le frasi di ieri da parte di 3 tra i maggiori esperti nel campo della ricerca italiana (Elena Cattaneo, Michele De Luca e Gilberto Corbellini), ora anche il ministro del’Istruzione, dell’Università e della Ricerca dice la sua su un caso che tanto sta facendo discutere.

“Penso che per il bene dei cittadini italiani e dei nostri figli, sia giunto il tempo di riportare la politica alla realtà dei fatti che non si gioca solo con la rappresentanza ma anche con la competenza. Come Ministro della Ricerca desidero ringraziare il quotidiano La Stampa per l’impegno che ha dimostrato nell’affrontare il caso Stamina per ricostruire la catena di responsabilità e di coinvolgimenti, anche sotto il profilo etico e deontologico, dei diversi attori che sono intervenuti sul tema” – ha scritto la Carrozza sul suo profilo ufficiale Facebook.

“La Senatrice Cattaneo si è battuta molto perché il metodo scientifico e la discussione basata su dati oggettivi prevalesse sull’emotività e sulla distorsione legata ad una presentazione superficiale e necessariamente semplificata del caso.
Vorrei che questo caso e le sue implicazioni sui malati e le loro famiglie – continua il ministro – , servissero a capire che il Parlamento e il Paese hanno bisogno di Istituzioni dove siano presenti le ‘competenze’ e non solo le rappresentanze, dove scienziati di tutte le discipline possano esprimersi al meglio su scelte fondamentali e importanti come quelle della sperimentazione di nuove terapie, o di ricerca su cellule staminali”.

“Ma non sono solo le ricerche in campo biomedico ad avere bisogno di più scienza, pensiamo per esempio alla politica energetica, o alla politica in agricoltura: abbiamo bisogno di scelte politiche basate su evidenza scientifica.
Proviamo a discutere se questo si possa realizzare con una catena decisionale a livello di governo che veda una Commisione di Scienziati esprimere pareri pubblici, oppure con un Senato rappresentativo delle competenze scientifiche e culturali, come qualcuno ha ipotizzato – conclude Carrozza. Non facciamo passi indietro in senso oscurantista e guardiamo avanti”.

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