Scuola: “Gli insegnanti favoriscono le ragazze e gli studenti dei ceti alti”

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Lo studio “Le aspettative legate ai voti” dell’Organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico rivela: gli insegnanti a scuola fanno favoritismi e preferiscono le ragazze ai ragazzi e i ceti medio-alti a quelli bassi.
Succede in tutta Europa. L’Italia, però, è uno dei Paesi in cui c’è più “sperequazione” tra voti attribuiti dagli insegnanti e sapere reale degli studenti. A parità di performance, i professori dimostrerebbero una preferenza per le femmine e per gli studenti provenienti
da fasce socio-culturali più agiate. E’ così che i voti alti vengono sempre destinati agli stessi.
Il ventiseiesimo approfondimento condotto dall’Ocse sui test Pisa in Lettura, Matematica e Scienze, ha accertato l’esistenza di una certa tendenza all’incapacità di essere imparziali tra i professori. E’ un tema scottante, correlabile all’alta percentuale di genitori che fanno ricorso a fine anno perché convinti che i loro figli non abbiano ricevuto valutazioni adeguate.
Pervalutare l’attendibilità dei voti espressi dagli insegnanti in Lettura, l’Ocse ha consegnato agli studenti di quindici
anni una scheda in cui dovevano segnare il voto in Italiano loro attribuito dai professori. E, successivamente, ha determinato la correlazione tra il voto attribuito ai quindicenni dai propri prof con la performance in Lettura nel test Ocse-Pisa. Il test Pisa “ha dimostrato che le istituzioni educative e gli insegnanti ricompensano costantemente caratteristiche degli studenti che non hanno relazione con l’apprendimento”,
ha stabilito lo studio dell’Ocse, dando così ragione a quanto hanno sempre detto studenti e genitori nelle loro lamentele.
“Lo scopo principale dei voti è quello di promuovere l’apprendimento degli studenti, informandoli dei loro progressi, attirando l’attenzione degli insegnanti sui bisogni educativi dei loro studenti e, infine, attestando il livello di competenza valutata dagli insegnanti e dalle scuole”, ha detto un portavoce dell’Ocse. Ma i docenti sembrano “anche basare le loro valutazioni su altri criteri”.
AZ
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