Save The Children: ecco le migliori le peggiori mense scolastiche italiane

mense scolastiche

La mensa non è uguale per tutti, anche se dovrebbe esserlo – Il giorno dopo le polemiche sollevate dalla decisione del sindaco di Pomezia, il grillino Fabio Fucci, di fornire due diversi menù nelle mense scolastiche, uno con dolce, l’altro senza, a seconda del reddito dei genitori dei bambini, Save The Children ha pubblicato un’inchiesta svolta sulle scuole di 36 Comuni italiani per vedere dove il servizio pubblico presenta il miglior rapporto qualità-accessibilità-prezzo.

Genova, Cagliari e Bari emergono per l’approccio positivo e inclusivo e per l’applicazione di criteri agevolativi a sostegno delle famiglie più in difficoltà; maglia nera per Vigevano, Brescia e Campobasso che si segnalano per le prassi peggiori, con le rette tra le più alte d’Italia, nessuna esenzione anche per famiglie in difficoltà ed esclusione immediata del bambino dalla mensa in caso di morosità dei genitori.

In generale, si registra una notevole varietà nei criteri di accesso, a partire dalle rette: benché tutti i comuni mappati prevedano una modulazione delle tariffe in base al reddito e a particolari condizioni del bambino (per esempio in adozione, affidamento o segnalato dai servizi sociali) e della famiglia, si va da una tariffa minima mensile di 5 Euro a Napoli, 7 Euro a Salerno fino a 90 Euro circa ad Ancona, 72 Euro a Vigevano, 66 Euro a Brescia.

E molto variegato è lo scenario relativo ai criteri di esenzione dalla tariffa mensile: a Vigevano, Brescia, Adro, Trento, Aosta, Udine, Padova, Parma, Firenze, Campobasso, Catania, Salerno e Palermo non è prevista  l’esenzione dal pagamento della quota di contribuzione al servizio mensa pur in presenza di redditi molto bassi o di situazioni di disagio per le famiglie non prese in carico dai servizi.

Ma anche in quei comuni dove  l’esenzione è prevista, né i criteri né la soglia di accesso sono omogenei. Si va da un’esenzione basata su un tetto ISEE di 0 Euro a Perugia fino a Potenza che prevede un’esenzione completa per i nuclei con ISEE fino a 8.000,00 Euro e Trieste fino a 7.250 Euro.

Alcuni comuni inoltre prevedono esenzioni dal pagamento per famiglie particolarmente svantaggiate, in cui sia sopravvenuta per esempio una disoccupazione, come nel caso dei comuni di Genova, Bari e Cagliari. Nel caso di Genova  sono esenti anche i figli di rifugiati o di famiglie particolarmente numerose, come previsto anche dai comuni di Verona,  Ancona e Bari. E tornano in evidenza anche quest’anno i casi di esclusione dei bambini dal servizio di refezione nel caso di genitori morosi nei pagamenti, nei comuni di Vigevano, Brescia, Adro, Crotone, Campobasso e Lecce.

Particolarmente critica la situazione a Vigevano, dove basta che una sola retta non sia pagata perché il bambino venga escluso dalla mensa e dove il debito contratto dai genitori di un alunno viene considerato un “debito familiare”, con la conseguenza che tutti i fratelli vengono esclusi dal servizio, anche se la morosità riguarda solo  uno di loro.

“La mensa scolastica deve diventare un diritto di base garantito a tutti i bambini, secondo standard di qualità certificati e uguali dappertutto. Ad oggi invece ogni Comune si regola diversamente sia per le tariffe che per il servizio erogato, come documenta il “Monitoraggio dei servizi di refezione scolastica nei maggiori comuni italiani”, diffuso nei giorni scorsi da Save the Children, e come confermato, per esempio, dalla delibera del comune di Pomezia che prevede un doppio menù a costi differenziati. Il rischio è che la diversità dei criteri e dei costi del servizio generino discriminazioni fra i bambini.  Per questo Save the Children, nell’ambito della campagna Illuminiamo il Futuro,  ha lanciato una petizione. E’ indirizzata in prima istanza al comune di Vigevano, che si segnala per le peggiori prassi  e a cui chiediamo che sia assicurata la mensa gratuita ai bambini più disagiati e poveri.  Ma l’obiettivo della petizione è anche di promuovere un cambiamento a livello nazionale:  Save the Children chiede che l’accesso alla mensa sia considerato un livello essenziale delle prestazioni sociali per l’infanzia, nel rispetto del titolo V della Costituzione”, commenta  Raffaela Milano,  Direttore Programma Italia-Europa Save the Children.

“La mensa scolastica non è solo uno strumento di lotta alla povertà alimentare dei bambini, fondamentale in un periodo di crisi come quello che attraversiamo, ma ha una funzione educativa centrale che non può essere trascurata. Invece oggi, troppo spesso, il tema viene affrontato dalle amministrazioni senza esercitare alcuna responsabilità educativa,  e senza porsi il problema delle conseguenze che le scelte compiute hanno sui bambini”.

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