Ricerca, parte la caccia al fondo da 1,3 miliardi di euro per 180 dipartimenti d’eccellenza

Il Ministero dell’Università pronto all’assegnazione dei fondi per le strutture che si distinguono per una ricerca di qualità. Per il quinquennio 2023-2027 sono 350 le strutture che verranno selezionate ma solo 180 riceveranno i fondi dopo la valutazione da parte dell’Anvur. Padova, Statale Milano e Sapienza le università con più dipartimenti candidati.

Un miliardo e trecento milioni per 180 dipartimenti d’eccellenza. È partita la caccia al fondo messo punto dal Ministero dell’Università che destinati alle strutture degli atenei che si caratterizzano per “l‘eccellenza nella qualità della ricerca e nella progettualità scientifica, organizzativa e didattica, nonché con riferimento alle finalità di ricerca di Industria 4.0”.

Come riporta oggi il Sole 24 Ore saranno 350 le realtà in tutta Italia che concorreranno all’assegnazione dei fondi per il quinquennio 2023-2027 e che dovranno essere valutati in base alle pagelle stilate dall’Agenzia di valutazione Anvur in base all’indicatore standardizzato della performance dipartimentale (Ispd) che pesa il risultato ottenuto dai dipartimenti in sede di valutazione della qualità della ricerca (Vqr), nei rispettivi settori scientifico-disciplinari.

L’Università di Padova è l’ateneo che può contare sulla flotta più corposa da ammettere al finanziamento con 29 dipartimenti, seguita dalla Statale di Milano e dalla Sapienza di Roma con 23. Chiudono la top 5 l’Alma Mater di Bologna con 21 e Torino con 18. Da questo momento in avanti tutte le università potranno presentare i attraverso il portale online messo a disposizione dal Mur.

L’obiettivo, per tutti, deve essere quello di migliorare la qualità della ricerca e delle attività collegate – come il reclutamento di nuovo personale docente e tecnico- amministrativo, il lancio di un nuovo programma di dottorato, la creazione di nuovi laboratori, lo sviluppo di aree tematiche aggiuntive – indicando anche le strategie e le risorse per farvi fronte.

Sarà una commissione di 7 esperti, nominata dalla ministra Maria Cristina Messa, a decidere i 180 da ammettere al finanziamento. Ogni ateneo potrà candidare al massimo 15 dipartimenti e puntare su un buon risultato visto che il rischio è, come è successo per esempio a Cassino, Salento, Siena stranieri e Teramo, di non riuscire a partecipare alla tornata successiva dell’assegnazione dei fondi. Le new entry di quest’anno, infatti, sono Messina, Urbino e Gran Sasso Science Institute che nel 2018 non erano nella lista di 350 dipartimenti ammessi.

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