Quale autonomia?

All’Università del Sannio una tavola rotonda nell’ambito de ”Il sistema universitario nel contesto dell’ordinamento autonomistico”

Il sistema universitario nel contesto dell’ordinamento autonomistico” è il progetto di ricerca organizzato dalla Facoltà di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università degli Studi del Sannio che ha presentato una giornata di studi sull’autonomia universitaria in Italia.
“In un momento molto difficile per l’Università italiana è necessario rimettere in discussione, con equilibrio e responsabilità, diversi fattori: anche gli errori computi nella gestione dell’autonomia” ha dichiarato in apertura il magnifico rettore Filippo Bencardino. Il sistema universitario italiano oggi si trova a dover inquadrare nuovi percorsi che non penalizzino la qualità dei servizi offerti, ad esempio – come ha spiegato il Rettore – ci sono cosi di laurea legati alle mode e non alle esigenze di mercato. “L’Università è un serbatoio dal quale attingere risorse e conoscenze a bassi costi, anche per la pubblica amministrazione che attualmente impegna elevate risorse economiche per appaltare servizi all’esterno” ha spiegato Enzo Saviero vice presidente del CNU. Ciò di cui si sente il bisogno è un sistema che leghi università e Pubblica amministrazione a vantaggio della collettività.
Sulla questione ricerca ha dibattuto Francesco Merloni prof. di Diritto amministrativo presso l’Università di Perugia affermando che la sola cosa che distingue l’università da un qualsiasi altro istituto di insegnamento è proprio la ricerca: “Occorrerebbe aiutare i gruppi di ricerca e i giovani ricercatori, garantendo un controllo costante ed efficace dei risultati” ha dichiarato il professore.
“L’Università deve progettare continuamente la modifica del mondo. Mettere lo studente sul cammino di procedere oltre” ha spiegato Giuseppe Palma, ordinario di Diritto amministrativo all’Università Federico II di Napoli.
Francesco Ferrante del Comitato scientifico del Consorzio interuniversitario Almalaurea ha affermato: “I continui cambiamenti nel quadro normativo hanno rappresentato un costo significativo per il sistema ingenerando incertezza negli attori coinvolti e soprattutto nelle famiglie. Il valore certificatorio dei titoli è stato messo in discussione”.
Ferrante ha infine consigliato di seguire la teoria dell’economista americano William Baumol: in alcuni ambiti di attività, la produttività cresce più lentamente di altri settori ed è proprio qui che la società deve destinare più risorse.

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