Passa il ddl Gelmini alla Camera

Passa la riforma universitaria alla Camera che ritorna al Senato: “situazione surreale, una maggioranza che non esiste più, vuole imporre una riforma. dichiara l’on. Franceschini del PD.

Passa  la riforma universitaria alla Camera (307 sì, 252 no) che ritorna al Senato: “situazione surreale, una maggioranza che non esiste più, vuole imporre una riforma. Le migliaia di studenti che hanno protestato l’hanno fatto spontaneamente, senza partititi d’appoggio. Le proteste si cerca di capirle. Un riforma che vuole porre fine al potere dei baroni ed esclude i professori associati e ricercatori dalla commissione concorsi”: queste le ultime battute dell’intervento dell’on. Franceschini, poco prima dell’approvazione del disegno di legge Gelmini che ora ritornerà al Senato per l’approvazione definitiva
Per Walter Tocci, deputato del Pd, “la cosa pazzesca è che si parla solo di norme e non si parla delle cose importanti: la ricerca la didattica, gli studenti. Ovvero le cose che fanno l’università”. L’analisi è dura: “Non ci sono più soldi per la ricerca, non c’è un piano nazionale di investimenti. Per la didattica: veniamo da una riforma che dovrebbe essere sottoposta a manutenzione. E poi gli studenti che non ottengono le borse di studio cui hanno diritto”.
La maggioranza plaude a una riforma  organica in cui reclutamento del personale e la governance dell’università vengono riformati secondo criteri meritocratici e di trasparenza”. Tutte le parti della riforma sono ispirate alla “lotta agli sprechi, ai rettori a vita e a parentopoli”.
Il provvedimento, ha dichiarato il ministro Gelmini, non sarà ulteriormente modificato al Senato e se «c’è la volontà politica – ha precisato – ci sono i tempi per approvare» il testo definitivamente «prima del 14 dicembre».
Tra  gli aspetti fondamentali della riforma che segnalano i sostenitori della stessa: modifica del meccansimo di reclutamento dei docenti perché spariscono i concorsi a livello locale, partendo da un’abilitazione nazionale; la razionalizzazione dell’offerta formativa (accorpamento di facoltà in dipartimenti, federazione degli atenei così da eliminare “doppioni” formativi).
Desta perplessita l’emendamento approvato, ormai ribatezzato “anti-parentopoli”: non può essere chiamato a lavorare come docente in un dipartimento un candidato che ha un parente fino al quarto grado in quella struttura o che ha un legame parentale (sempre fino al quarto grado) con il rettore e il direttore generale.
Arresto all’incontrollato florilegio dei docenti a contratto: non potranno costiuire più del 5% dell’organico (emendamento PD).

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