Milano-Cortina 2026, un miracolo italiano

Il commento del direttore della Gazzetta: un Paese malconcio e litigioso ha dimostrato unità e determinazione ottenendo un grande successo sportivo, economico e politico

Incredibile, fratelli e sorelle: l’Italia s’è ridesta. Nel giorno di San Giovanni, il prode Malagò, a braccetto con il carissimo nemico Giorgetti, e una variopinta ma determinata falange di volonterosi fanno il miracolo portando a casa, cioè a Milano e Cortina, i Giochi olimpici invernali del 2026. La Gazzetta, che ha sostenuto la candidatura con forza anche nei momenti più grami, festeggia con loro. Al netto della retorica e della propensione di molti ad accorrere in soccorso del vincitore, il risultato è davvero notevole: un Paese malconcio e tremendamente litigioso si ritrova per le mani un’affermazione di grande rilievo sportivo e soprattutto politico. Il Cio – che poi è il mondo – oltre alla fiducia, ci dà una fiaccola con cui, nei prossimi sette anni, potremo illuminare il tunnel in cui ci siamo ficcati come popolo. E magari, con un po’ di fortuna, trovare un’uscita…
I fattori del successo sono molteplici ma l’istantanea di gioia selvaggia che fotografa il momento dell’annuncio li raccoglie tutti in una parola d’ordine che la politica spesso ignora ma gli sportivi conoscono bene: uniti si vince. In campo a Losanna è scesa una squadra che più trasversale non si poteva. Al limite dell’improbabile, d’accordo, ma ognuno aveva un compito preciso. E lo ha svolto al meglio. Dal presidente Mattarella al premier Conte, il sindaco metropolitan-dem Sala e quello di montagna Ghedina spalla a spalla con i governatori leghisti Zaia e Fontana, gli amministratori locali, i campioni vecchi e giovani, il carismatico Pancalli, molti presidenti federali magari non famosi ma influenti. E ancora, il curioso accrocchio dei testimonial da Nerio Alessandri al redivivo Montezemolo, le premiate coppie Carraro-Pescante e Christillin-Galateri, senza scordare Lippi, Zhang, Scaroni e Antonello che hanno portato il pallone.
Ovviamente nulla sarebbe stato possibile se sullo sfondo, torreggiante e protettiva, non avesse vigilato la Madonnina. Con il rispetto dovuto a Cortina e alla sua iconica bellezza, è evidente a tutti che senza la garanzia e la capacità attrattiva di Milano, il successo dell’Expo, l’immagine di una metropoli internazionale che gira alla velocità del turbo rispetto a un sistema Paese in profonda sofferenza, le Olimpiadi invernali sarebbero finite tra i ghiacci e le renne del grande nord svedese. Invece ha prevalso il piccolo (si fa per dire) nord del lombardo-veneto. E già da oggi, l’Italia che si scanna per un decimale di Pil incassa quasi un miliardo di dollari di contributo del Cio. Da qui al 2026, la Bocconi proietta 22 mila nuovi posti di lavoro e tre miliardi di euro d’indotto, a fronte di una spesa prevista di un miliardo e trecento milioni, a cui il Governo aggiungerà mezzo miliardo per infrastrutture che resteranno.
Ma non lasciamoci ingannare: quello economico non è il risultato più importante. Nella giornata di ieri, di fronte ai delegati di Losanna, ci ha reso orgogliosi una presentazione di notevole livello professionale che ha offerto l’immagine di un Paese dinamico, competente, innovativo, capace di rispondere con un progetto credibile a una sfida assai complessa: organizzare giochi olimpici a basso costo e a impatto zero. La straordinaria freschezza e l’energia competitiva del quartetto rosa composto da Goggia, Moioli, Fontana e baby Confortola hanno incantato e probabilmente indirizzato gli ultimi indecisi. Lo sport italiano, il Coni e Giovanni Malagò, a cui Giorgetti con grande saggezza ha restituito un ruolo che merita, ottengono un successo storico. Ma alla fine la sorpresa più bella riguarda tutti noi. Siamo onesti: un’Italia che supera le divisioni e si mette insieme per vincere, chi se l’aspettava?
 
 
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