Lush Prize 2020, Italia brilla nella categoria Giovani Ricercatori

L’Italia brilla nella categoria Giovani Ricercatori dell’ottava edizione del Lush Prize, premio nel campo della sperimentazione non animale. Lush Prize ha assegnato un fondo di 250.000 sterline (oltre 280mila euro), una donazione volta a supportare le eccellenze scientifiche che perseguono l’obiettivo di trovare alternative valide e sicure che portino alla sostituzione dei test sugli animali con metodi alternativi.

Per la prima volta, tre dei nove vincitori hanno concentrato i propri sforzi nello sviluppo di progetti che prevedono l’ausilio dei Big Data (Intelligenza Artificiale, Machine Learning, sistemi computazionali) per portare alla sostituzione dei test sugli animali.

Tra i vincitori Prize 2020 anche due italiani che si sono distinti nella categoria dei Giovani Ricercatori, il primo sviluppando un progetto in Italia e il secondo in Olanda. Domenico Gadaleta, ricercatore presso Istituto Mario Negri Irccs a Milano, ha ricevuto la somma di 10.000 sterline (oltre 11mila euro) con un progetto di studio basato sulla messa a punto di metodi alternativi che possano prevedere il rischio legato ad alcune sostanze chimiche di causare danni neurologici grazie all’ausilio dell’intelligenza artificiale e di simulazioni computerizzate.

“Il numero di sostanze alle quali siamo potenzialmente esposti rende impossibile, oltre che eticamente inaccettabile, ricorrere a test sugli animali per valutarne i potenziali rischi legati – osserva Gadaleta – A tal proposito, l’uso di modelli computazionali aiuta a prevedere il pericolo rappresentato dalle sostanze chimiche prima ancora che esse vengano prodotte e messe in commercio, con un chiaro vantaggio in termini di sicurezza della popolazione e risparmio di denaro”.

Italiano anche Edoardo Carnesecchi, che si è aggiudicato 10.000 sterline del fondo del Lush Prize nella categoria Giovani Ricercatori con un progetto sviluppato nell’ambito dell’Università di Utrecht in Olanda, con lo sviluppo di un’innovativa piattaforma software basata su metodi alternativi alla sperimentazione animale per valutare la tossicità e i potenziali effetti avversi sull’uomo e sull’ambiente dovuti all’esposizione di miscele di sostanze chimiche.

“Secondo l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite (Unep, 2019) – osserva Carnesecchi – ci si aspetta che entro il 2030 la produzione mondiale di prodotti chimici raddoppierà. Allo stesso tempo, gli enti di controllo e le industrie cercano alternative più sicure alle sostanze chimiche pericolose (un processo che chiamiamo di ‘sostituzione’). In questo senso, diventano necessarie metodologie scientifiche e tecniche innovative per condurre i test di tossicità su tali sostanze. In termini pratici, possiamo affermare che è praticamente impossibile eseguire test tossicologici in vivo per tutte le sostanze chimiche e le loro possibili combinazioni presenti nel ‘mondo reale’ (sarebbero infinite). Quindi, abbiamo urgente bisogno di sviluppare strategie smart e di applicare le New Approach Methodologies (Nams), che si basano su strumenti in silico e su metodi animal-free, che quindi non prevedono la somministrazione di test sugli animali, ma che altresì risultino più efficienti, rapidi e sostenibili”.

adnkronos

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