L’università dimenticata nell’emergenza Coronavirus

Tornano gli esami all’università e riaprono le biblioteche negli atenei italiani, “a condizione che vi sia un’organizzazione degli spazi e del lavoro tale da ridurre al massimo il rischio di prossimità e di aggregazione e che vengano adottate misure organizzative di prevenzione e protezione”. E’ quanto scritto nel Dpcm firmato ieri sera dal premier Giuseppe Conte. “Nelle università, nelle istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica e negli enti pubblici di ricerca possono essere svolti esami, tirocini, attività di ricerca e di laboratorio sperimentale e/o didattico ed esercitazioni, ed è altresì consentito l’utilizzo di biblioteche”, si legge nel testo, dove viene tuttavia precisato che l’organizzazione degli spazi deve essere tale da ridurre rischi di prossimità e aggregazione.

Ma il decreto spiega anche altro: “Nelle Università e nelle Istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica, per tutta la durata della sospensione, le attività didattiche o curriculari possono essere svolte, ove possibile, con modalità a distanza, individuate dalle medesime Università e Istituzioni, avuto particolare riguardo alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità”. Le Università e le Istituzioni, “successivamente al ripristino dell’ordinaria funzionalità, assicurano, laddove ritenuto necessario ed in ogni caso individuandone le relative modalità, il recupero delle attività formative nonché di quelle curriculari ovvero di ogni altra prova o verifica, anche intermedia, che risultino funzionali al completamento del percorso didattico”.

università emergenza coronavirus
I numeri dell’università (La Stampa, 27 aprile 2020)

Una situazione in cui il ministro Gaetano Manfredi vede molti pericoli: «È ancora forte la preoccupazione – dice in un’intervista a La Stampa – per le ricadute che la crisi economica potrebbe avere sulle iscrizioni all’università. Questa crisi ci ha insegnato che abbiamo bisogno di più competenza, ricerca, scienza. Il rischio di un calo di immatricolazioni sarebbe un pessimo segnale per la ripartenza del Paese»:

«Per esami, lauree, esercitazioni, lasceremo la possibilità agli atenei di prevedere la presenza fisica dello studente, a patto che si rispettino le prescrizioni di sicurezza sanitaria e l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale».

Non teme che questa libertà lasciata agli atenei possa essere letta come il voler scaricare la responsabilità della scelta sui rettori?
«È stata proprio la conferenza dei rettori a chiederci maggiore autonomia, vista la diversa diffusione del virus da regione a regione. Poche persone in un’aula, a distanza e con i dispositivi di protezione, renderebbero possibili gli esami un po’ovunque,ma dobbiamo essere flessibili. Molti atenei, ad esempio, hanno numerosi studenti fuorisede tornati nelle loro regioni e gli esami online sono l’unica soluzione».

Si aprirà a breve anche la stagione dei test d’ingresso nelle università. Farli online, con un cellulare tra le mani o dei suggeritori al fianco, non li rende inutili?
«È una visione un po’ pessimistica dell’etica degli studenti. Ci sono però nuove tecnologie che rendono abbastanza affidabili i test online programmati dalle singole università. Per
quanto riguarda i test nazionali, come quelli di medicina, abbiamo intenzione di farli dal vivo, ovviamente con un’organizzazione logistica che permetta il distanziamento. Potranno farlo anche agli atenei per i loro test locali, laddove ritengano indispensabile la presenza dello studente».

La petizione per l’università

Una petizione appena lanciata su Change.org però dice che la situazione è peggiore di come viene descritta: “In questa fase di emergenza l’attenzione rivolta alla formazione universitaria è stata praticamente inesistente. Noi universitari siamo rimasti esclusi da qualsiasi tipo di discussione; esami e lauree via telematica, siamo stati liquidati così. L’università è molto di più e ha bisogno di molte più risposte”.

petizione università emergenza coronavirus

E infatti sono gli studenti a sentirsi abbandonati:

università emergenza coronavirus 1
università emergenza coronavirus 2

Questo perché gli atenei faticano (eufemismo) a dare istruzioni sulla questione degli esami scritti, lasciando gli studenti nel limbo del “vi faremo sapere”. «Il nostro obiettivo è ritornare progressivamente alle lezioni in aula. Per farlo, però, abbiamo bisogno che si verifichino una serie di condizioni di sicurezza sanitaria», dice il ministro. Il problema è che nel frattempo ciascuno va per conto proprio e in ordine sparso. E questo sta lasciando gli iscritti attuali nella totale e completa incertezza. Questa è l’autonomia?

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