Feto in frigo. Sull’involucro il nome di un medico

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Sull’involucro che conteneva il feto trovato nel Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze dell’Universita’ Bicocca di Milano, c’era un foglio con su scritto il nome di una dottoressa che ha lavorato in passato nella struttura. E’ uno degli elementi su cui stanno facendo accertamenti gli investigatori nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla Procura di Milano, al momento senza ipotesi di reato ne’ indagati. Dai primi accertamenti, inoltre, il feto presenterebbe punti di sutura riferibili ad un aborto terapeutico.Non servono chiavi o codici per accedere al freezer in cui venerdi’ due ricercatori dell’Universita’ Bicocca di Milano hanno ritrovato un feto, ieri prelevato dalla polizia scientifica. Il congelatore si trova all’interno di una stanza comune del terzo piano dell’edificio U3, in cui diversi gruppi di ricerca, compreso quello del dottor Angelo Vescovi, possono depositare il proprio materiale in quattro grossi armadi che mantengono la temperatura a -80 gradi. Quello in cui e’ stato trovato il feto, pero’, e’ l’unico freezer senza serratura.

”L’universita’ – dice Marina Lotti, direttore del dipartimento di biotecnologie e di scienze biologiche – ha aperto un’indagine interna e ora il Rettore, insieme al comitato etico, sta ascoltando i dottorandi. Hanno raccontato di aver notato una scatola bianca di cui non conoscevano la provenienza, nel tentativo di far spazio tra i loro cassetti, e hanno confermato anche che non manca nulla nel freezer del loro materiale di ricerca”. Nonostante i cartelli indichino il divieto d’accesso, e’ possibile raggiungere queste stanze liberamente: ”Le porte – continua Lotti – sono aperte dalle 7.00 alle 20.00 anche per motivi di sicurezza. La sera e nel fine settimana, invece, si puo’ accedere ai laboratori solo con un badge”.

”Da un punto di vista del lavoro quando si fa ricerca non si utilizzano feti interi, ma solo una parte di essi. Di fatto, poi, un feto a – 80 gradi non e’ piu’ utilizzabile: i tessuti, a quelle temperature, sono rovinati”. Marina Lotti, direttore del dipartimento di biotecnologie e di scienze biologiche dell’Universita’ Bicocca di Milano, cerca di fare chiarezza sulla vicenda del feto ritrovato nel congelatore utilizzato dal gruppo di ricerca del dottor Angelo Vescovi. ”Siamo anche noi in attesa di risposte – dice -. Vogliamo capire come sia finito un feto nei nostri laboratori”. Il direttore del dipartimento tiene a precisare anche che in Bicocca non si fanno ricerche di questo tipo: ”Non abbiamo questa vocazione – continua – e non ci e’ neanche mai stata fatta la richiesta di lavori di ricerca su tessuto fetale”. Vescovi, che oggi si trova in Bicocca, porta avanti lavori di ricerca su cellule staminali del tessuto nervoso e su cellule tumorali: ”E’ l’unico qui che lavora su questi temi molto sensibili”, specifica Lotti, che esclude cosi’ le ipotesi di ‘sabotaggio’ nato da rivalita’ tra docenti.

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