Cnru, una nuova didattica dei ricercatori

Al termine di un incontro con la Conferenza dei rettori, il Cnru (Coordinamento Nazionale Ricercatori Universitari) ha approvato una nuova mozione sulla retribuzione didattica dei ricercatori. I ricercatori hanno rilevato che, «allo stato attuale, i vincoli legislativi vigenti limitano fortemente l’autonomia universitaria, impedendo a tutte le sedi di utilizzare pienamente le proprie risorse economiche».

Al termine di un incontro con la Conferenza dei rettori, il Cnru (Coordinamento Nazionale Ricercatori Universitari) ha approvato una nuova mozione sulla retribuzione didattica dei ricercatori.

I ricercatori hanno rilevato che, «allo stato attuale, i vincoli legislativi vigenti limitano fortemente l’autonomia universitaria, impedendo a tutte le sedi di utilizzare pienamente le proprie risorse economiche». «Tale scenario normativo impedisce nei fatti – osservano i ricercatori – la realizzazione delle aspettative di carriera del personale universitario che aspira sia alla seconda che alla prima fascia della docenza e deprime le speranze dei più giovani di essere assunti all’interno del sistema universitario».

Il Cnru ritiene quindi necessario che ci siano degli interventi che, al di là delle normative specifiche già previste, garantiscano agli atenei la possibilità di utilizzare appieno le proprie risorse, per venire incontro alle legittime aspirazioni del suo personale docente e per rendere possibile il reclutamento dei più giovani.

Total
0
Shares
Lascia un commento
Previous Article

Vivere e studiare a Roma, opportunità per 13 giovani

Next Article

Adolescenti sedentari. Sos dei pediatri

Related Posts
Leggi di più

Gran Bretagna, niente visto speciale per i nostri laureati: le università italiane considerate “troppo scarse”

Il governo britannico mette a disposizione una "green card" per attrarre giovani talenti e aggirare così le stringenti regole imposte dalla Brexit. Potranno partecipare però solo chi si è laureato in una "università eccellente" in giro per il mondo. Dall'elenco però sono state esclusi tutti gli atenei italiani considerati quindi non all'altezza in basse ai risultati nelle più prestigiose classifiche mondiali.