Dati ritoccati per premi alle università: Anvur ammette 31 casi

Dopo l’inchiesta del Fatto Quotidiano in cui venivano a galla correzioni postume alla pubblicazione ufficiale della Valutazione della Qualità della Ricerca universitaria (Vqr), l’Agenzia nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (Anvur) pubblica un comunicato sulle “informazioni false” attribuite al quotidiano di via Valadier. Ma c’è una prima ammissione: Sandro Momigliano, direttore dell’agenzia, ammette 31 casi in cui il voto del ricercatore è stato modificato postumo rispetto i dati inviati al Miur a fine dicembre, e che questo ha inciso nella ripartizione del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo). “Qualche migliaio di euro, e solo in pochi casi”, precisano all’agenzia. Si tratterebbe di briciole insomma. Briciole, però, di cui non può essere risalita la strada perché i dati non sono pubblici.
Il rapporto Vqr è il documento sulla base del quale sono già stati distribuiti 1,2 miliardi del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) dal Ministero dell’Istruzione agli enti di ricerca italiani nelle università. Laura Margottini, giornalista del Fatto Quotidiano, aveva denunciato la scorsa settimana come l’Anvur abbia modificato 100 file del Vqr finale, modificandolo durante i tre mesi dopo la pubblicazione di febbraio, senza nessuna trasparenza sulle modifiche apportate. Tale rapporto è il risultato della valutazione dell’agenzia di più di 110 mila pubblicazioni accademiche – due per ogni ricercatore – a partire dalle quali l’agenzia assegna un voto ad ogni ateneo, dipartimento ed ente di ricerca. Ed è da qui che si costruiscono le tabelle da consultare per ripartire i fondi. Inoltre, sono questi i dati da cui è stata stilata la lista dei più meritevoli: 352 dipartimenti concorreranno per 270 milioni di euro all’anno per 5 anni
Cosa è stato corretto però non può essere accertato. Infatti nella nota l’Anvur specifica che solo docenti e ricercatori possono fare richiesta dei dati analitici del Vqr, ma che nei dipartimenti con meno di 5 docenti, e con meno di 10 pubblicazioni, sono stati addirittura oscurati per una non meglio precisata questione di “privacy”. Quasi la metà del totale: 59.251 su 125.349

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