Un nuovo respiratore a circuito chiuso «made in Piemonte»

Il progetto del Politecnico

Parte da Pinerolo l’idea per sopperire alla mancanza di respiratori nei reparti Co- vid degli ospedali piemontesi. «Siamo stati contattati dall’Apr, azienda che produce turbine per il settore aerospaziale. Ci hanno chiesto: “Noi vorremmo riconvertirci per costruire dei ventilatori polmonari. Ci potete aiutare?». Una domanda diventata un trampolino di lancio per il professore Alberto Audenino del Politecnico di Torino. E’ il direttore del centro interdipartimentale di Ingegneria Biomedica dell’ateneo trasformatosi nel crocevia di una scommessa: costruire un sistema di ventilazione respiratoria (Cpap) «made in Piemonte».

Col blocco delle esportazioni delle tecnologie mediche dettato dal diffondersi della pandemia globale, «l’autarchia», come la chiama Audenino, è l’unica soluzione per provare ad aiutare il nostro sistema sanitario messo alle corde dai ricoveri. «Confrontandoci con chi al Politecnico si occupa di pneumatica, abbiamo scoperto che l’ateneo aveva brevettato un sistema di ventilazione. Poi, dopo una prima riunione in dipartimento, ho pensato di coinvolgere alcuni medici nella progettazione». Tra cui Carlo Olivieri, anestesista dell’Asl di Vercelli, che ha offerto un’idea — è non è un eufemismo — da brevetto per costruire un nuovo casco cpap per le terapie subintensive.

«Il paziente respira in modo autonomo, ma “indossa” una macchina che gli permette di farlo in un ambiente a pressione maggiore di quella ambientale. Il nostro obiettivo è costruire un sistema che faccia risparmiare energia, ossigeno e denaro», spiega il professore del Dimes, il dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale. Un traguardo dettato dalla difficoltà del momento. «Stiamo lavorano su un prototipo a “circuito chiuso” dell’aria che possa essere alimentato da una normale presa elettrica e sia economico», prosegue Audenino. I tempi di fabbricazione? Molto stretti. Si punta, visto il crono programma dei bandi ministeriali, a mettere in produzione questa tecnologia in massimo 180 giorni. Nella squadra sono coinvolte una multinazionale, un’azienda di plastica e una di stampa 3D.

corriere TO

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