Studenti SUN: contenete gli aumenti

Alla SUN gli studenti non accettano la spending review. Con una lettera indirizzata al Magnifico Rettore e al Presidente del Consiglio degli Studenti, fanno sentire la loro voce.

Alla SUN gli studenti non accettano la spending review. Con una lettera indirizzata al Magnifico Rettore e al Presidente del Consiglio degli Studenti, fanno sentire la loro voce.

La manovra di “Spendingreview” che sta per essere approvata in queste ore alla Camera dei deputati, dopo essere stata approvata al Senato, più che una manovra di rivisitazione della spesa, sembra essere una mini-finanziaria, dove la scure dei tagli si abbatte ancora una volta sull’Università, sulla ricerca, sullo sviluppo.

Sono passati ormai anni dalle riforme Moratti e Gelmini, che hanno irrimediabilmente trasformato le università da luoghi di coltivazione del sapere a meri esamifici, dove ogni esame rimane fine a se stesso, in una struttura didattica in cui gli studenti devono a tutti i costi sostenere una dura prova di valutazione non appena termina un corso, che spesso dura anche meno di 3 mesi.
Con un ritmo così frenetico non tutti reggono, e l’elevatissimo numero di studenti fuoricorso, che rappresentano oltre il 40% della popolazione universitaria è un indice significativo della difficoltà che molti studenti trovano nel concentrare più esami nello stesso periodo di tempo; spesso accade che gli appelli per esami diversi dello stesso corso di laurea cadono addirittura nello stesso giorno e alla stessa ora! Affidarsi alla comprensione e al buon cuore di qualche professore che sotto pressione degli studenti decide di spostare l’esame ad una data non ufficiale dimostra una profonda disorganizzazione all’interno dell’ateneo e contribuisce a creare caos e confusione tra gli studenti.

Inoltre, noi studenti della Sun lamentiamo da anni l’elevatissima pressione fiscale che finora abbiamo sopportato chiedendo alle nostre famiglie numerosissimi sacrifici e sono sempre di più gli studenti del nostro ateneo che lavorano part-time per potersi permettere di continuare a studiare. Nelle nostre zone, uno studente lavoratore non viene quasi mai tutelato, anche e soprattutto a causa del mercato del lavoro profondamente viziato delle nostre terre, dove uno studente viene assunto quasi solo in nero, senza poter godere delle tutele giuridiche per gli studenti che hanno un’ occupazione.

In questo clima drammatico, ecco che una norma della “Spendingreview” consente alle facoltà universitarie italiane di aumentare ancora le tasse universitarie che, ricordiamolo, in tutta Europa sono seconde solo alle tasse pagate dagli studenti inglesi. Noi studenti della Sunconsideriamo una tale misura ingiustificata ed ingiustificabile, soprattutto nell’ottica dello sviluppo della nostra penisola intera e del mezzogiorno in particolare, dove la percentuale delle famiglie che vive al di sotto della soglia di povertà è molto più alta che nel resto del paese. Troviamo inoltre curioso che proprio in Italia, dove i laureati rappresentano a mala pena il 20% della popolazione si ricorra ad una misura del genere, che rischia di aumentare la dispersione universitaria, costringendo molti studenti anche volenterosi a dover abbandonare o rimandare il proprio percorso di studi a causa dell’inasprimento della pressione fiscale. Tutto questo non fa altro che allontanare ancora di più la nostra penisola ( già maglia nera d’Europa per il rapporto Laureati/Popolazione) dall’obiettivo programmatico europeo “Europa 2020”, che prevede un numero di laureati non inferiore al 40% della popolazione comunitaria europea.

Per questo, noi studenti chiediamo al rettore di cercare di contenere quanto più possibile gli aumenti delle tasse universitarie, e di trovare le risorse necessarie per il corretto svolgimento dell’anno accademico riducendo i numerosissimi sprechi per spese accessorie e spesso inutili che la nostra facoltà ogni anno affronta. Non vogliamo che, ancora una volta, noi studenti veniamo tartassati con tasse che già adesso sono più alte di quelle previste dalla legge e non possiamo permettere che molti nostri colleghi di studi abbandonino la possibilità di continuare gli studi, ma soprattutto non possiamo assolutamente consentire che passi l’idea che la nostra università è sempre pronta a tartassare gli studenti sul piano economico e che invece di riorganizzarsi e ridurre spese superflue imponga semplicemente e semplicisticamente tasse più alte. La conseguenza di un aumento delle tasse sarà probabilmente un ulteriore calo delle iscrizioni e una fuga verso le università private perché il blocco delle nuove leve negli atenei farà sparire tantissimi corsi di laurea senza una programmazione basata su scelte qualitative.

Inoltre chiediamo una pianificazione più attenta per gli appelli degli esami, che ad ogni appello si accavallano gli uni con gli altri, rendendo spesso impossibile conseguire più esami e creando spiacevoli situazioni in cui gli studenti sono costretti a rimandare un esame solamente a causa della data dell’appello, accumulando nel frattempo altro lavoro da fare e ritardando in questo modo la laurea, col serio rischio di aumentare il numero dei fuoricorso.

Siamo sicuri che le nostre proposte, semplici e chiare, non solo saranno ascoltate, ma troveranno un’attenta risposta da parte degli organi preposti e in cui noi riponiamo ancora la nostra massima fiducia e che, insieme, si riesca a costituire una università di qualità più attenta ai bisogni dei discenti, soprattutto dei meno abbienti e proiettata verso una dimensione europea dello sviluppo“.

I CONSIGLIERI DEGLI STUDENTI DELLA RETE UNIVERSITARIA NAZIONALE

PASQUALE FIORENZANO

GIUSEPPE MENALE

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