Sapienza, l'Onda contesta Fini

gianfrancofini.jpgContestazioni ieri pomeriggio, all’Università Sapienza di Roma, in occasione della presenza del presidente della camera, Gianfranco Fini, intervenuto ad una lezione all’interno del Rettorato. Alcune centinaia di studenti dell’Onda hanno attraversato la Città Universitaria con un corteo partito dalla facoltà di Scienze politiche e alcuni striscioni sono stati esposti sulle facoltà di Giurisprudenza, Fisica e Lettere: “Criminale è chi vieta il dissenso”, c’era scritto su uno degli striscioni, “Né Fini, né mezzi giustificano questo massacro. Free Palestine”, su un altro.
Ma la protesta si è svolta in maniera pacifica e i manifestanti non hanno neppure visto il presidente della Camera. “Lo schieramento delle forze dell’ordine era ingente – ha spiegato una ragazza dell’Onda – noi volevamo soltanto chiedere a Fini perché in Parlamento i decreti sull’Università siano stati fatti passare col meccanismo della fiducia e senza dibattito”.
La contestazione ha suscitato una ridda di reazioni polemiche da parte di esponenti della maggioranza di governo, anche se il diretto interessato “bersaglio” degli attacchi ha minimizzato l’accaduto: “Una manifestazione di protesta ampiamente prevista ed era ampiamente prevedibile che fosse così scarso il numero dei partecipanti”. E a chi gli chiedeva se fosse infastidito per la contestazione, Fini replicava serafico: “No, per niente”.
La solidarietà della Gelmini. “Desidero esprimere la mia solidarietà al presidente Gianfranco Fini per le contestazioni di oggi: l’università è sempre il luogo del dialogo e dello scambio di idee. Il presidente Fini, nel suo ruolo istituzionale, rappresenta tutti i cittadini italiani e per questo risulta ancor più inaccettabile quanto accaduto oggi nell’ateneo romano”. Questa la dichiarazione rilasciata in una nota dal ministro di Istruzione, Università e Ricerca Mariastella Gelmini.
Dal canto suo l’esponente dei Verdi Paolo Cento ha affermato che: «Fischiare un leader politico non è un reato e non può essere il pretesto per una campagna di criminalizzazione del movimento studentesco dentro la Sapienza di Roma. Sono mesi – aggiunge – che il centrodestra utilizza ogni contestazione per richiamare le istituzioni a scelte repressive contro l’ateneo romano». «È evidente – conclude Cento – che la capacità del Movimento studentesco di contrastare la Riforma Gelmini e di costringere la maggioranza ad un passo indietro sull’università continua a non far dormire sonni tranquilli ad alcuni esponenti del governo».

Manuel Massimo 

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