Ricercatori, nuovo stop alla didattica

Termina il presidio degli studenti e ricercatori delle università di Roma sul tetto della facoltà di Architettura ed inizia una forma di protesta interna agli atenei.

Termina il presidio degli studenti e ricercatori delle università di Roma sul tetto della facoltà di Architettura ed inizia una forma di protesta interna agli atenei: stop alla didattica da parte dei ricercatori. Dopo 35 giorni vissuti sopra il tetto del palazzo di piazza Borghese i ricercatori tornano a svolgere la propria attività ma nei limiti degli obblighi di legge e cioè senza tenere lezioni, compito che non sono tenuti a svolgere e per il quale non sono pagati.

A spiegare gli effetti di questa presa di posizione è stato il prorettore de La Sapienza, Azzaro Bartolomeo che, nel corso di una conferenza stampa a cielo aperto, ha sottolineato che «visto che il 40% dell’attività didattica è svolta dai ricercatori si rischia la paralisi e ad essere maggiormente penalizzata sarà proprio la facoltà di Architettura, dove questa percentuale aumenta fino a toccare l’80%».

La speranza è che il presidente Giorgio Napolitano «svolgendo il suo ruolo di notaio super partes lavori per modificare quegli aspetti della riforma che sono pericolosi per l’università italiana e che quindi sostenga le motivazioni della protesta».

Sul tetto, ribattezzato Piazza dell’Università libera, pubblica e aperta c’erano anche studenti che, a priori, dicono no a chi «cercherà di mettere noi studenti contro i ricercatori colpevolizzando questi ultimi per la mancanza di lezioni che senza il loro aiuto non potranno essere svolte.

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