Rapporto ANVUR – Università: il fallimento del 3+2

rapporto anvur università

Presentato il Rapporto ANVUR sulla condizione del sistema universitario e della ricerca. Il mondo dell’Istruzione, in Italia, mostra segni di contrazione: calano il numero di immatricolati e di iscritti, così come quelli dei laureati; importanti anche le disuguaglianze tra Nord e Sud, mentre rimangono forti i dubbi sulla reale portata della riforma dell’Università e in particolare dell’introduzione del 3+2 che non sembra dare i risultati sperati.

AUMENTANO I LAUREATI

Aumentano i laureati in Italia: tra il 1993 e il 2012, i giovani tra i 25 e i 34 anni in possesso di una laurea sono cresciuti dal 7,1% al 22,3%. Tuttavia il confronto con altri Paesi europei mostra il ritardo dell’Italia in questa particolare statistica e come il differenziale non si sia ridotto negli anni.

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Nel 2012 nella media dell’Unione europea vi erano oltre 35 laureati ogni 100 abitanti in età compresa tra i 25 e i 34 anni, contro il 22,3% dell’Italia. Nonostante la quota dei laureati nella popolazione in età compresa tra i 25 e 34 anni sia salita di oltre 11 punti tra il 2000 e il 2012, lo scarto rispetto alla media europea è rimasto invariato.

Negativo anche il rapporto tra iscritti all’Università e coloro che riescono a ottenere il titolo: in Italia, su 100 iscritti, solo 55 arrivano al titolo di studio. Percentuali molto più alte si hanno nel resto d’Europa. La media UE, infatti, si attesta sul 69%, e tocca i vertici massimi con Germania (75%); Spagna (78%) e Regno Unito (79%).

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Crescono sensibilmente i laureati nei corsi a ciclo unico (26.879 nel 2011), mentre rimangono stabili sia i diplomi triennali che quelli magistrali. Le laureate continuano ad essere molte di più rispetto ai colleghi maschi (sul totale dei laureati italiani il 59% sono donne).

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PRECIPITANO LE IMMATRICOLAZIONI

In calo le immatricolazioni: La flessione è stata contenuta tra i più giovani, in età compresa tra i 18 e i 22 anni, (-7,6%, 21 mila studenti), molto pronunciata tra gli studenti con 23 anni e oltre, (-76%, 48 mila studenti). Responsabilità, secondo gli analisti dell’ANVUR, sia del calo dei diplomati che dell’assenza di incentivi per gli studenti lavoratori.

Fortissime le differenze territoriali: se il fenomeno interessa tutta la penisola, infatti, le flessioni maggiori le registrano gli Atenei del Centro (-25% di iscritti negli ultimi 10 anni) e del Mezzogiorno (-30%); più contenuta la contrazione al Nord Italia, dove le Università hanno perso “solo” il 10% delle nuove matricole.

IL PASSAGGIO DALLA LAUREA TRIENNALE A QUELLA MAGISTRALE

Solo il 55% dei laureati triennali sceglie di proseguire il proprio percorso di studi con la magistrale. Sotto questo aspetto c’è da registrare un piccolo riscatto degli Atenei del Sud Italia, dove il 60,3% dei laureati triennali si iscrive ai corsi di laurea magistrali, mentre lo stesso tasso isulta più contratto al Centro (50,9%) e al Nord (52,5%). Un dato che, si legge nel Rapporto, potrebbe essere condizionato anche dalle minori opportunità di lavoro proposte dal Mezzogiorno che spingerebbero i giovani a costruirsi un profilo estremamente specializzato.

LA LAUREA BREVE NON FUNZIONA?

Fortemente negativi i dati che riguardano l’abbandono scolastico e i tempi di conseguimento del titolo nei percorsi di laurea triennale: secondo il Rapporto ANVUR, infatti, quasi il 40% degli studenti che intraprendono un corso di primo livello non conclude gli studi. Il 15% degli iscritti, poi, decide di abbandonare gli studi al termine del primo anno e la stessa percentuale cambia indirizzo di laurea.

I tre anni canonici per il conseguimento della laurea breve restano un utopia per la maggior parte degli studenti: in media, infatti, ci vogliono 5 anni e un mese per ottenere il titolo triennale (il 70% in più rispetto ai tempi previsti); minori i tempi per le magistrali: (2,8 anni di media) e per quelle a ciclo unico (7,4 anni). Solo un terzo degli studenti di un corso triennale e il 40% degli studenti di un corso magistrale di secondo livello conclude gli studi nei tempi previsti.

Di conseguenza sono numerosissimi gli studenti fuori corso: nei corsi triennali rappresentano il 42% degli iscritti, mentre in quelli magistrali sono il 32%. Anche in questo dato pesano molto i ritardi registrati dagli Atenei del Centro e del Mezzogiorno; mentre gli studenti del Nord risultano essere più regolari.

L’ITALIA SPEZZATA: LE DIFFERENZE TRA NORD E SUD

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L’indagine ANVUR disegna un sistema Università fortemente sbilanciato territorialmente. Gli immatricolati dei corsi di primo livello e a ciclo unico degli atenei del Nord presentano dopo un anno di studi un più basso tasso di inattività (quota con meno di 15 crediti conseguiti) e un più basso tasso di abbandono rispetto a quelli del Centro e del Mezzogiorno. È invece pressoché uguale nelle diverse aree la quota di quanti dopo un anno cambiano corso di laurea (circa 14,6%)

Negli atenei del Nord dopo due anni gli studenti conseguono un più elevato numero di crediti formativi (78 contro 65-66 al Centro e nel Mezzogiorno), i laureati completano gli studi nei tempi previsti nel 43% dei casi contro il 23-27% nel Mezzogiorno e nel Centro, gli studenti fuoricorso costituiscono il 35% del totale contro il 45-47% negli atenei del Centro e del Mezzogiorno (figura 24). Il tempo medio per il conseguimento di un titolo triennale è di circa un anno inferiore (-20%) a quello osservato negli atenei del Centro e del Mezzogiorno.

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IL NUMERO CHIUSO FUNZIONA?

Il numero chiuso sembrerebbe funzionare, soprattutto per quel che riguarda la prevenzione della dispersione e dell’abbandono scolastico: i corsi ad accesso programmato, soprattutto quelli di medicina, mostrano i minori tassi di abbandono dopo il primo anno di studi e di studenti fuori corso.

Maglia nera, sotto questo profilo, ai corsi di laurea in Psicologia e Scienze politiche, che presentano alti tassi di abbandono e di ritardo nel conseguimento del titolo, oltre che una minore percentuale di laureati rispetto agli iscritti. Ruolo rilevante, sottolineano nel Rapporto, lo giocherebbe proprio la consapevolezza della scelta al momento dell’iscrizione; in questo senso il numero chiuso opererebbe in senso positivo nell’orientare gli aspiranti studenti universitari.

LAUREARSI CONVIENE: IL VALORE DEL TITOLO NEL MONDO DEL LAVORO

La crisi economica e la crescente disoccupazione giovanile colpiscono maggiormente i diplomati dei laureati. Anche se i giovani diplomati si affacciano sul mercato del lavoro con qualche anno d’anticipo rispetto ai laureati, quest’ultimi riescono a raggiungere, in media, posizioni lavorativi più gratificanti e stabili.

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Leggi anche l’intervento del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini durante la conferenza di presentazione del rapporto.

SCARICA la Sintesi completa del Rapporto ANVUR

 

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