Professioni Sanitarie – "L’80% dei laureati trova un’occupazione adeguata al titolo acquisito" ce ne parla la docente

Corriereuniv.it in occasione del lancio delle guide digitali di orientamento, studiate per gli studenti in tempo di Covid ha intervistato Donatella Valente.

Presidente del corso di laurea in Terapia della Neuro e Psicomotricità dell’età evolutiva, Sapienza, Università di Roma, referente coordinatrice per la classe di laurea della riabilitazione.

Le professioni sanitarie offrono un ampio settore di scelta formativo-professionale. Ci può descrivere in breve le diverse tipologie?

Le professioni sanitarie sono 22 suddivise in quattro aree corrispondenti alle relative classi di laurea: area infermieristica, area della riabilitazione, area tecnica, suddivisa in tecnica diagnostica e tecnica assistenziale e area della prevenzione (vedi offerta formativa ndr). Importante sottolineare che i corsi di studio progettati dal Miur di concerto col Ministero della Salute, afferiscono alle Facoltà di Medicina e Chirurgia e hanno sede presso aziende ospedaliere/universitarie, aziende ospedaliere, IRCCS e nelle strutture accreditate convenzionate. La normativa prevede che la docenza delle discipline professionalizzanti sia affidata in parte anche al personale del ruolo sanitario che possieda specifici requisiti (la laurea magistrale e almeno 3 anni di esperienza in ambito della didattica) oltre che ai docenti universitari. Successivamente le lauree magistrali danno accesso a mansioni di coordinamento, alla dirigenza, alla docenza di ruolo e alla ricerca, così come i Master indirizzano verso la specializzazione clinica o versa la funzione di coordinamento e management di settore.

Come prepararsi ai test?

I test di accesso vertono sulle materie di base: matematica, biochimica, biologia, fisica, logica, cultura generale. Si possono esprimere 5 preferenze al momento dell’iscrizione all’esame di ammissione. Ogni Regione in accordo con l’università e gli ordini professionali, stabilisce il numero programmato di accesso, sulla base del fabbisogno. Per chi ha già studiato le suddette materie scientifiche durante la scuola secondaria, sarà facilitato in quanto dovrà solo ripassare i programmi per gli altri e, se possibile, seguire i corsi preparatori che si svolgono presso gli atenei durante i mesi estivi focalizzati appunto sulle materie oggetto della prova. Quest’anno i corsi saranno proposti “a distanza” causa emergenza Covid19. Può essere utile affiancare allo studio e alla partecipazione ai corsi la pratica dei test, per acquisire immediatezza nella risposta a tale fine sono disponibili “eserciziari” proposti da diverse case editrici.

Caratteristiche del corso e possibilità occupazionali?

La peculiarità dei Corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie è l’integrazione tra formazione teorica che si riferisce alle lezioni frontali (il sapere), formazione pratica che riguarda il tirocinio (il saper fare) e la formazione personale che si attua attraverso laboratori e seminari sulle competenze comunicative e relazionali e sulla gestione delle emozioni (il saper essere).  Spesso viene trascurato l’aspetto relazionale e comportamentale all’interno dei corsi delle professioni sanitarie che invece è fondamentale in quanto nelle professioni di cura e soprattutto in quelle in cui c’è il contatto fisico con il malato (infermieri, fisioterapisti, terapisti dell’età evolutiva e altri), il corpo può gestire le proprie emozioni ei propri sentimenti di fronte a situazioni limite quali la cura di malati ad alto rischio di morte. Nel corso di laurea di cui sono presidente per esempio sono attivi laboratori teatrali dove gli studenti hanno la possibilità di sperimentare il proprio corpo come mezzo di comunicazione e di espressione delle emozioni.

Altra peculiarità di questi corsi di studio è che assicurano agli studenti una formazione di elevato contenuto pratico per almeno il 50% dell’impegno orario. Secondo i dati Almalaurea, entro un anno dalla laurea triennale, l’80% dei laureati delle professioni sanitarie trova un’occupazione adeguata al titolo acquisito.

Nello specifico di che cosa si occupa il corso in Terapia della Neuro e Psicomotricità dell’età

Si occupa delle disfunzioni del sistema nervoso centrale che colpiscono i bambini; si interviene fin dall’età neonatale. L’alto livello di plasticità neuronale permette infatti attraverso l’attivazione di stimoli adeguati di intervenire sul processo di formazione del cervello. Si interviene in particolare sui disturbi neuromotori, sui ritardi mentali, sui disturbi dello spettro autistico, sui disturbi dell’apprendimento, attraverso un approccio globale e integrato tramandato dalla scuola del Prof. Giovanni Bollea fondatore della Neuropsichiatria infantile e della Riabilitazione Neuropsicomotoria. Il primo anno di tutti i corsi di laurea delle professioni sanitarie, è dedicato alle materie cosiddette “di base” quali la biochimica, la fisica, la psicologia, la pedagogia, ecc. Solo un insegnamento del primo anno è specifico della professione cui si riferisce il corso di laurea. Per esempio nel corso di laurea in TNPEE si studia lo sviluppo tipico del bambino dalla nascita all’adolescenza e il tirocinio si volge presso asili-nido e scuole materne. Il secondo anno è dedicato alla valutazione dei bambini con disturbo neuropsichiatrico mentre al terzo i ragazzi si impegnano per imparare ad impostare un progetto riabilitativo sulla base dei dati raccolti in valutazione. Si tratta di un corso di laurea che coinvolge molto i ragazzi che vediamo maturare e modificarsi nel corso dei tre anni perché impattano in esperienze e situazioni molto coinvolgenti dal punto di vista emotivo anche perché da subito vengono messi sul campo.

Lei come ha iniziato il suo percorso formativo-professionale?

Possiamo dire che io sono una mosca bianca, poiché sono uno dei pochi docenti di ruolo delle Facoltà Mediche che non è medico ma appartiene alle professioni sanitarie. Infatti sono una terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva e per 20 anni ho lavorato coi bambini nella prestigiosa clinica di Neuropsichiatria Infantile della Sapienza. Ad un certo punto del mio percorso ho deciso che mi volevo dedicare alla didattica e ho cominciato a prepararmi in tal senso. Quando è uscito un concorso per Professore associato del mio settore scientifico disciplinare presso l’Università di Bologna ho partecipato e ho preso l’idoneità. Poco dopo sono stata chiamata in Sapienza presso la Facoltà di Medicina. Attualmente oltre alla carriera universitaria, sono direttore di un’Unità Operativa Complessa di riabilitazione presso il Policlinico Umberto I di Roma.

Un augurio alle matricole?

Auguro che possano apprezzare la professione che hanno scelto di esercitare essendo consapevoli che spesso faticosa, sia fisicamente che emotivamente, ma la fatica è altamente compensata in quanto nulla è più gratificante che aiutare chi ha bisogno con professionalità e competenza. E questo i nostri studenti lo comprendono sin dai primi giorni di tirocinio in ospedale e si impegnano al massimo e spesso stupiscono noi docenti perché ci chiedono di incrementare il tirocinio, i laboratori e anche le ore di lezione delle materie professionalizzanti. Si rendono conto che noi operatori sanitari dobbiamo essere di alto livello, la mediocrità non si concilia con l’importante “lavoro”.

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