Baroni in Parlamento

A ridosso del voto finale al Senato del ddl Gelmini, uno sguardo oltremanica, attraverso le parole di Giulio Mazzarini, professore associate dell’ University of Arts di Londra.

A ridosso del voto finale al Senato del ddl Gelmini,  uno sguardo oltremanica, attraverso le parole di Giulio Mazzarini, professore associate dell’University of Arts di Londra.
“ In breve ciò che funziona nel Regno Unito è l’indipendenza degli atenei e la flessibilità del mondo del lavoro universitario che se, da una parte crea una maggior precarietà, dall’altra assicura una maggiore mobilità dei lavoratori ed un maggiore e più veloce inserimento dei giovani ricercatori ed accademici negli atenei” dichiara Mazzarini.
Dunque, una flessibilità nel senso ampio del termine che assicura una prospettiva professionale. E in Italia, che cosa accade?  Che cosa rende così arduo coniugare flessibilità è mobilità? “In Italia, se si vuole essere davvero competitivi e contare ancora nel mondo, si devono necessariamente abbandonare i baronati, la mentalità della poltrona, stipendio e posto fisso da parte di tutti gli accademici e ricercatori, anziani o giovani che siano. E i governi devono naturalmente iniziare ad investire risorse e credere di più nelle università e centri di ricerca e di eccellenza”.
Parlando di eccellenza e di gestione accademica che cosa caratterizza il  sistema britannico rispetto a quello italiano? “Gli istituti universitari e di ricerca britannici (sia pubblici che privati) sono strutture autonome e flessibili, dove sia accademici che professionisti hanno la possibilità di contribuire all’arricchimento del prestigio dell’istituto”.
“Nel Bel Paese, continua Mazzarini, esiste una categoria all’interno della fascia di professori ordinari, sempre assenti, inavvicinabili, con stipendi d’oro ed in mano le sorti dell’ateneo; una triste realtà che ho vissuto in prima persona a La Sapienza  e che non esiste in Inghliterra. Queste situazioni sono, a mio avviso, il vero cancro dell’università italiana. Il problema è che molti di questi baroni siedono in Parlamento e difendono le loro corporazioni”.
Amanda Coccetti

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