Next Generation Eu, i giovani di Officine Italia al Governo: "Più servizi all'infanzia e incentivi su contratti"

“Questo non è un paese per giovani. Ma deve diventarlo”, ad affermarlo è il prof. Alessandro Rosina, docente di Statistica e Demografia sociale all’Università Cattolica di Milano, durante l’intervento al seminario dello Young International Forum condotto da Officine Italia su come e perché il piano europeo Next Generation eu debba coinvolgere sopratutto i giovani. “Purtroppo l’emergenza Covid ha danneggiato i giovani, che sono stati presi di mira per alcuni comportamenti a loro imputati – afferma l’ex ministro del Lavoro e Politiche sociali, Enrico Giovannini -. E nella testa di alcune persone sta prendendo forma il pensiero che non sono affidabili. Invece è alle nuove generazioni che dobbiamo affidare le scelte su quello che è già oggi il loro presente”, afferma l’economista.

“Noi di Officine Italia non vogliamo che i giovani vengano esclusi dalla partita dei fondi europei, sia straordinari che ordinari”, afferma Enrico Nano, uno dei fondatori della realtà costituitasi durante il lockdown e composta da universitari e giovani professionisti provenienti da tutta Italia. E proprio nel periodo più buio per il nostro Paese è stata promotrice di un evento online in cui giovani menti si sono sfidate su dei temi strategici per il rilancio post pandemia. Idee poi confluite in un documento presentato al Governo lo scorso 18 settembre: “Il nostro Piano Giovani tocca vari punti – afferma Margherita Carusi -; vogliamo un Paese inclusivo, green e innovativo. E come nuova classe dirigente di oggi e domani siamo decisi a dare il nostro contributo nelle scelte che saranno fondamentali per la nostra generazione”.

Officine Italia, insieme ad altre 60 realtà, ha creato la Rete Giovani 2021 che negli scorsi mesi ha messo insieme le proposte all’esecutivo: “Non abbiamo la pretesa che questo sia un documento esaustivo ma crediamo sia unico per il modo in cui è stato elaborato – afferma Giulia Di Donato -. Vogliamo essere coinvolti nel dibattito politico”. Si parte, però, da una situazione non particolarmente favorevole per le ultime generazioni che si affacciano sulla vita politica ed economica del Paese. “Oggi in Italia se vuoi avere un lavoro che ti soddisfa o devi sceglierti la famiglia in cui nascere oppure devi farti raccomandare da qualcuno”, dice senza peli sulla lingua Rosina. “L’Italia non ascolta i giovani ed essi stessi non fanno rete e vanno in ordine sparso, privi di una coscienza collettiva”. Spingere verso degli obiettivi concreti, costruire alleanze tra generazioni con le parti della società che vogliono attuarle, sono alcuni degli obiettivi che si prefiggono questi ragazzi. Un’idea che cerca, per un certo verso, di riallacciare quella solidarietà generazionale che è venuta a mancare negli ultimi anni.

“Uno dei temi concreti che abbiamo proposto al Governo nel nostro Piano è quello dei servizi all’infanzia”, afferma Margherita. “L’inadeguatezza delle politiche in tal senso sono una delle cause di aumento delle diseguaglianze lavorative di genere – afferma il professor Rosina -. Le donne spesso scelgono di lasciare il lavoro per badare ai figli, quando non decidono proprio di farli. Dobbiamo tornare ad investire su alcuni servizi fondamentali che possano autare i giovani ad inserirsi nel sistema produttivo”. Ma il problema è anche un altro secondo il professor Giovannini: “Ciò che un giovane dovrebbe pretendere dalla classe politica è una maggiore decisionalità. La politica oggi non ha le idee chiare e questa mancanza di visione rischia di destabilizzare la tenuta dell’Italia in un mondo economico e sociale in continuo mutamento”.

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