Processi UE di integrazione

In occasione del 130° anniversario delle relazioni internazionali tra l’Italia e la Serbia, Eurosapiens ha commemorato l’evento”.

In occasione del 130° anniversario delle relazioni internazionali tra l’Italia e la Serbia, in un’ottica di    integrazione europea, è stato organizzato, dall’associazione universitaria Eurosapiens, il convegno “La Serbia, l’Italia, l’Europa”. La conferenza, svoltasi il 19 maggio 2010 presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università della Sapienza, è stata occasione per esaminare il processo di avvicinamento tra lo Stato balcanico e l’Unione Europea.
Protagonista della giornata è la Repubblica di Serbia, che con l’Italia “da 130 anni” afferma il preside della facoltà Luigi Rossiè stata storicamente sempre presente”. Lo stato balcano “ha dato al nostro paese un notevole contributo alla ridefinizione della geopolitica italiana”.
Il prof. Roberto Valle, ordinario della cattedra di Storia dell’Europa Orientale, focalizza i rapporti tra l’Italia e la Serbia attraverso “testimonianze significative di uomini che hanno fatto la storia”. Niccolò Tommaseo, scrittore e patriota italiano dal genuino interesse per le culture popolari balcaniche scriveva di una “Serbia idealizzata, una terra eroica” che desiderava “illo tempore una comune identità europea”. Le idee e l’azione politica di Giovanni Mazzini “ispirarono” i poi moderni movimenti europei verso “il programma di ricostruzione dei balcani”; la figura di Giuseppe Barbanti Brodano, uomo di legge, affascinato dalle idee garibaldine e internazionaliste, che nel 1876 si recò in Serbia per combattere i Turchi; il compositore e scrittore Bruno Barilli, sposato con l’artista serba Milena Pavlovic, riportò i resoconti della guerra balcanica. A loro modo ogni “documentazione” testimonia come la Serbia e i Balcani siano sempre stati vicini all’Italia e come tornino ad essere storicamente un “paese chiave, per una più generale stabilità europea”.
La presenza di Sanda Raškovic-Ivić, Ambasciatore della Repubblica di Serbia in Italia, ha permesso ai presenti di comprendere le relazioni diplomatiche iniziate già “nell’Ottocento, quando nel 1801 il primo ambasciatore serbo si recò a Roma e quello italiano a Belgrado”. L’Italia rappresenta per la Serbia “il primo vero partner nell’adesione all’Unione Europea” e a sua volta la regione balcana è “un punto di riferimento strategico per i contatti con l’Europa del sudest”. Dimostrazione importante da parte dell’Italia, afferma l’Ambasciatore, “è avvenuta quando Franco Frattini, Ministro degli Affari Esteri, appoggiò per primo, il 30 novembre 2009, la decisione dell’Unione Europea di abolire i visti per i cittadini della Repubblica di Serbia”.
Nel 2007 l’Unione Europea, concludendo i colloqui sul testo dell’Accordo di Stabilizzazione e Associazione, “primo passo verso l’integrazione europea”, ha ammesso la Serbia al Consiglio d’Europa con la condizione di collaborare, con il Tribunale Penale Internazionale dell’Aya, alle procedure di arresto dei latitanti accusati di crimini di guerra dell’ex Jugoslavia, motivo “giustificante” questo, per il “ritardo all’adesione nell’Unione Europea”.
Le prospettive per entrare in Europa nascono da un desiderio profondo che l’Ambasciatrice Raškovic-Ivić spiega attraverso un esempio: “dal 1804 in ogni piccolo città della Serbia, esisteva un albergo o una trattoria che aveva nome “Europa”, un luogo esclusivo dove si conversava sui cambiamenti e le culture di città come Parigi, Vienna, Berlino, oggi negli stessi posti di incontro, si parla e si vuole l’ Europa”.
Antonello Biagini, prorettore per le Relazioni Internazionali dell’Università Sapienza e professore di Storia dell’Europa Orientale, ha posto l’attenzione sulla “incoerenza da parte dell’Unione Europa” per scelte che potevano “funzionare da stabilità”. Tematiche delicate e questioni politiche, come quelle del Kosovo, di Cipro, dell’Ucraina e della Turchia andrebbero “rilette con un occhio sereno e una onestà intellettuale: molte sono le responsabilità che potrebbero essere ribaltate, interpretando la storia in maniera diversa”. Il rallentamento del progetto di “idea” di Unione Europea per alcuni paesi è a volte più “una riunione di condomino, che un sistema di cooperazione”.
Non c’è buona politica senza capire la storia” afferma il dott. Miroslav Perisic, direttore dell’Archivio di Serbia a Belgrado, concordando col prof. Biagini. La storia della Serbia rappresenta una parte integrale della storia dell’Europa più di quanto non lo consideri”. Spiegando un paradosso, racconta come il figlio, nato nel 1990, sia considerato un “cittadino di secondo ordine” a cui non sarebbe stato permesso il diritto di viaggiare se il regime dei visti non fosse stato abolito, mentre egli lo aveva ricevuto “direttamente dal comunismo”. Inoltre, per sottolineare i legami che il suo paese ha avuto fin dall’Ottocento con l’Italia, Perisic ha raccolto in un libro, donato alla Biblioteca di Scienze Politiche, tutti gli accordi diplomatici della storia della diplomazia italo-serba.
È intervenuto anche l’On. Giorgio La Malfa, coordinatore nazionale per la strategia di Lisbona, raccontando come dopo la caduta del muro di Berlino si è aperto un altro grande “capitolo”: la preoccupazione per le conseguenze del “principio di autodeterminazione dei popoli” che sancisce il diritto ad ottenere l’indipendenza, scegliendo autonomamente il proprio regime politico. “La gente che era stata compressa sembrava esplodere” afferma l’On. La Malfa, ricordando di aver letto un’intervista, del New York Times, fatta ad una donna balcana di novant’anni, che aveva cambiato “sette volte nazionalità, senza mai essersi spostata”. L’Europa deve offrire una prospettiva di pace “perché nasce per impedire le guerre”. Il vero problema invece, è l’euro: “in Italia c’è stata il coronamento della lira dopo l’unificazione, il dollaro dopo che le colonie si sono liberte dal re Giorgio, invece l’Unione Europea ha inserito l’euro quando mancava un progetto politico unificante”.
Maria Lina Veca, presidente della associazione Onlus Rinascere, testimonia la conoscenza del territorio della Serbia dove da dieci anni opera in microprogetti dedicati alla valorizzazione del territorio. “Belgrado è una città totalmente europea” afferma, e sottolinea, come gli stessi personaggi della letteratura russa si intreccino con la storia serba. Nel romanzo Anna Karenina di Tolstoj (1877) per esempio “l’ufficiale Vronsky, uomo veramente esistito, è partito per aiutare la rivolta serba contro i Turchi”. È fondamentale ricordare come la visione dell’attualità europea si sia risvegliata “quasi inconsapevolmente” per cercare la propria identità, perché “non ci può essere una vera Serbia senza Europa”.
Tiziana Petruzzelli

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