Laurea: volano per la mobilità sociale

Nonostante la crisi economica e il sofferto mercato del lavoro, i giovani e le loro famiglie continuano a percepire gli studi superiori come un volano per la mobilità sociale. Quattro studenti su dieci riescono a combinare studio e lavoro (parliamo di lavoro occasionale) e la maggior parte dei giovani che optano per lo studio accademico (il 75%)  frequenta l’università restando a casa. In aumento gli studenti pendolari.

Il pendolarismo è una vera e propria “strategia di sopravvivenza” adottata dagli studenti, in particolare da quanti, in condizioni socio-economiche svantaggiate, non possono sostenere i costi dello studio “fuori sede.  In media uno studente, paga 1.160 euro di tasse all’anno. Parola della sesta indagine Eurostudent che ha analizzato in modo capillare le condizioni di vita e di studio degli studenti italiani, prendendo in esame in particolare la situazione pre-rifoma (prima del DM 590 e il DM 240) rispetto all’anno accademico 2000/2009.

Dieci anni di profondi cambiamenti strutturali in cui per il primo periodo si è registrato un arresto sia della mobilità internazionale che della percentuale di studenti lavoratori, tendenze che con gli anni hanno trovato un loro  equilibrio fisiologico.

L’indagine  raccoglie  indicatori  importanti  che mostrano “ dove va il sistema”,  nell’ambito della più ampia inchiesta comparata internazionale Eurostudent IV, alla quale partecipano 25 paesi europei. Realizzata dalla Fondazione Rui, sotto la direzione di Giovanni Finocchietti, in collaborazione  con il MIUR – Ministero  dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca .

La riduzione della frammentazione dell’offerta formativa operata dal  D.M. 270/2004 ha permesso di attenuare  il carico di ore lezione, a favore di un aumento delle ore per lo studio individuale. Fra  chi studia in sede, chi è pendolare e chi è fuori sede, i pendolari presentano maggiore assiduità di presenza alle lezioni.

Si registra inoltre un incremento dell’età adulta degli studenti: il 7,5% degli studenti si è immatricolato a 25 anni o più; il 13% ha da 25 a 29 anni, il 6% ha da 30 anni in su. Oltre alla motivazione economica, lo studente è spinto a lavorare per desidero di maggor autonomia per “ansia da lavoro”, in quanto un immediato approccio con il mondo del lavoro gli consentirà di abbreviare i tempi di ricerca lavorativa. I datori di lavoro apprezzano oltre la formazione, le esperienze lavorative.

Il diritto allo studio non presenta miglioramenti sostanziali, sei su dieci studenti non riceve alcun supporto economico. Continua la sperequazione geografica in merito alla distribuzione delle borse di studio, e la diversa formulazione di bandi che varia da regione a regione. Le borse di studio vengono erogate nel 57,7% dagli enti di diritto allo studio, dalle Università, con il 31,2%, gli Enti Pubblici con il 5,3%.e gli Enti Privati concorrono per il solo 5,8%.

La mobilità internazionale, in particolare per i laureati della magistrale, dopo un iniziale decremento nei primi anni “riformistici” è tornata al livello di 10 anni fa, in particolare grazie ai programmi europei: Erasmus,Erasmus Mundus e Leonardo da Vinci.

Da evidenziare che rimane comunque un fenomeno elitario in quanto le spese da affrontare per un soggiorno all’estero sono alte e non tutti gli studenti possono permettersi di affrontarle.  Paesi anglofoni, prima meta di destinazione, seguiti dalla Spagna e Germania.

“Eurostudent  – dichiara Giovanni Finocchietti, curatore dell’indagine – “non può dire se la laurea è ascensore  sociale, ma può indicare che la percezione del titolo accademico è ancora un valore su cui investire. Dove i costi degli studi diventano troppo onerosi, si mettono in atto strategie di sopravvivenza.  L’indagine fotografa la condizione studentesca all’inizio della crisi economica, i cui effetti più dirompenti si stanno manifestando in questo periodo. La sfida si giocherà interamente sulla capacità del sistema universitario, del sistema economico e dei decisori politici  di  non lasciare  gli studenti soli, a fronteggiare l’impatto della crisi economica e a pagarne i costi”.


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