“La matematica può salvare dai terremoti?” a Parma gli studiosi si interrogano

Il problema delle catastrofi naturali sta diventando, negli ultimi anni, un argomento di drammatica attualità. 

La previsione delle conseguenze di un evento catastrofico eccezionale diviene uno strumento prezioso che permette di pianificare interventi di prevenzione ad hoc, al fine di minimizzare le perdite sia dal punto di vista umano che economico. 

Gli eventi naturali estremi sono sempre più frequenti. Anche se in genere non è possibile prevederli si può cercare di simularne gli effetti. A sorpresa, la matematica può aiutare a capire come affrontare le conseguenze e l’impatto dei terremoti su un determinato territorio.

Martedì 31 agosto, si terrà la conferenza Terremoti: la matematica può “salvare”?evento satellite del Convegno biennale della Società Italiana di Matematica Applicata e Industriale-SIMAI, ospitato al Campus Scienze e Tecnologie dell’Università di Parma.  

In questa occasione verrà illustrato come l’utilizzo di modelli matematici possa giocare un ruolo fondamentale per la comprensione dell’evento sismico e per la pianificazione del territorio coinvolto.

In particolare si mostrerà come la simulazione numerica di scenari di terremoto possa fornire, anche con elevata accuratezza, indicazioni utili per prevedere quali siano le zone più a rischio sulla base della localizzazione di faglie sismogenetiche. 

Il seminario sarà visibile anche online su piattaforma Teams.

Total
14
Shares
Lascia un commento
Previous Article

Università di Perugia e Regione Umbria insieme per sostenere i giovani afghani

Next Article

In montagna si studia per diventare esperti in digitalizzazione: il nuovo ITS in Carnia

Related Posts
Leggi di più

Rientro dei cervelli in fuga, la ministra Messa ci crede: “Abbiamo messo sul piatto 600 milioni di euro”

In Senato la ministra dell'Università ha confermato l'importante stanziamento del Governo grazie ai fondi del PNRR riguardo al programma di rientro dei ricercatori italiani che sono andati a lavorare all'estero. E sul no della Gran Bretagna per il visto speciale per i nostri laureati: "Noi siamo diversi da loro e accogliamo chiunque abbia le capacità di innovare".