Gli studenti a difesa del Diritto allo Studio: "Situazione disastrosa"

Il sistema universitario italiano ormai da anni è in profonda crisi: il diritto allo studio non è garantito,  negli ultimi 10 anni 78 000 sono gli immatricolati in meno, il 50% dei corsi è a numero chiuso, la media delle tasse è pari a 1300 euro l’anno, il 61% degli studenti lavora o svolge un tirocinio senza diritti.
“Ci stanno sbattendo fuori dall’università, ci stanno privando di un diritto umano fondamentale come il diritto allo studio” – commentano al Corriere dell’Università i ragazzi dell’UDU.
“Da anni come Unione degli Universitari denunciamo le criticità del sistema universitario italiano, da anni portiamo avanti un’idea di università che possa essere diversa ed inclusiva senza essere ascoltati. Ma quale Buona Università vogliono propinarci senza studenti? La stessa, forse, che ci hanno propinato con la Buona Scuola che ha portato migliaia di persone in piazza?”
“E’ necessario, innanzitutto, per un’università buona per davvero tutelare ed implementare il diritto allo studio – dichiara Gianluca Scuccimarra, Coordinatore dell’Unione degli Universitari. Basti pensare che nel 2014 gli studenti idonei alla borsa di studio erano 179.000, appena il 10% degli iscritti all’università”.
46 000 (il 25%) il numero, invece, degli idonei non beneficiari a causa di risorse evidentemente insufficienti, con un divario regionale palese e spesso incolmabile. L’Italia investe circa 500 milioni di euro in borse di studio. Di questi 225 milioni sono pagati dagli studenti stessi tramite le Tasse regionali apposite, 162 milioni direttamente dallo Stato e 119 milioni dalle Regioni. Quasi la metà del finanziamento del diritto allo studio, proviene dai contributi degli studenti.
Diversamente, la Francia spende 1,5 miliardi, la Germania quasi 2 miliardi, la Spagna 900 milioni. Se guardiamo ai servizi offerti lo scenario italiano è anche peggiore: Solo il 4% degli studenti ha diritto ad un posto alloggio in una residenza universitaria, in Francia e Germania più del 10%.
In molti Atenei le mense hanno posti insufficienti, sono distanti dalle sedi universitarie, o comunque inefficienti, con poco più di 200 mense attive non arriviamo ad un terzo di quelle francesi o tedesche. La maggioranza degli studenti non ha diritto ad un’assistenza sanitaria gratuita nella città non di residenza, sede dei propri studi.
Conclude Scuccimarra “Se queste sono le premesse della “buona università” di Renzi, siamo ancora una volta nella direzione sbagliata. Per costruire una Buona Università è necessario includere gli studenti e affrontare i problemi reali che da anni pesano sulle nostre spalle e sulle nostre famiglie partendo dalla creazione di un sistema di diritto allo studio e welfare studentesco mai più sottofinanziato che colmi i divari regionali esistenti e in grado di favorire l’accesso ai più alti gradi dell’istruzione così come afferma la nostra Costituzione; solo così sarà possibile aumentare le percentuali di immatricolati e laureati ad oggi tra le più basse d’Europa e affrontare la crisi economica rilanciando il Paese”.

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