Effetto Covid: arretra la speranza di vita, persi i progressi di anni

Annullati in un anno i progressi compiuti nell’ultimo decennio. Freno anche al mondo del lavoro, e aumenta il divario sull’istruzione con gli altri Paesi Ue
Un uomo anziano in bicicletta fotografato il 19 dicembre 2013 a Pisa. ”L’elevata sopravvivenza, unita al calo della fecondità, rende l’Italia uno dei Paesi più vecchi al mondo”. Lo afferma l’Istat spiegando che l’indice di vecchiaia, 148,6 anziani ogni 100 giovani, colloca l’Italia al secondo posto in Europa dopo la Germania (155,8%). La speranza di vita è di 79,4 anni per gli uomini e 84,4 anni per le donne. ANSA

Annullati in un anno i progressi compiuti nell’ultimo decennio. Freno anche al mondo del lavoro, e aumenta il divario sull’istruzione con gli altri Paesi Ue

Il Covid “ha annullato, completamente nel Nord e parzialmente nelle altre aree del Paese, i guadagni in anni di vita attesi maturati nel decennio. È un arretramento che richiederà parecchio tempo per essere pienamente recuperato”.

Lo afferma il decimo Rapporto Bes dell’Istat sul benessere equo e sostenibile, rilevando che nel 2010 la speranza di vita alla nascita era di 81,7 anni, nel 2019 di 83,2 e nel 2020 il dato è sceso a 82,3. “Gli indicatori hanno registrato impatti particolarmente violenti su alcuni progressi raggiunti in dieci anni sulla salute, annullati in un solo anno” ha detto il presidente Istat, Gian Carlo Blangiardo.  Nel 2020 il 44,5% della popolazione esprime un voto tra 8 e 10 sulla soddisfazione della propria vita, in leggero aumento rispetto all’anno precedente (43,2%). Si mantengono le differenze territoriali, con una maggiore percentuale di soddisfatti al Nord (48,4%), quasi quattro punti percentuali in più della media nazionale, e livelli più bassi al Centro e nel Mezzogiorno (43% e 40%). Nel nostro Paese la soddisfazione per la vita rimane diseguale non solo tra territori ma anche per titolo di studio conseguito, età e, sia pure in misura minore, tra uomini e donne.

Il rapporto mette anche in luce come il divario dell’Italia con l’Europa sull’istruzione continua ad ampliarsi: nel secondo trimestre 2020 il 62,6% delle persone di 25-64 anni ha almeno il diploma superiore (54,8% nel 2010) una percentuale più bassa di 16 punti percentuali della media Ue. Tra i giovani di 30-34 anni il 27,9% ha un titolo universitario o terziario (19,8% nel 2010) contro il 42,1% della media Ue27. La pandemia ha anche acuito le disuguaglianze. Nel secondo trimestre 2020 sale al 23,9% la quota di giovani di 15-29 anni che non studiano e non lavorano (NEET), (21,2% nel secondo trimestre 2019). 

Nel secondo trimestre 2020 l’emergenza Covid ha comportato in Italia un forte calo tendenziale del numero di occupati: 788mila in meno tra i 20-64enni rispetto al 2019. Il tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni scende al 62%, in diminuzione di 2 punti percentuali, interrompendo il trend crescente dal 2015. L’impatto negativo è evidente rispetto alla media Ue, dove nel secondo trimestre 2020 il tasso di occupazione è al 71,7% (-1,5 punti rispetto al 2019). Il divario dell’Italia rispetto alla media Ue27 si amplia raggiungendo 9,7 punti (9,2 nel secondo trimestre 2019). 

“L’inserimento in Costituzione del principio di sviluppo sostenibile – ha detto il ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini -può e deve rappresentare un modo per accelerare anche il cambiamento della predisposizione del documento di economia e finanza e di altri atti programmatori. Anche perché il Pnrr, che dovrà essere presentato dal governo entro aprile alla Commissione, anch’esso deve sposare la filosofia dello sviluppo sostenibile”.  

ansa

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