"All'Università il prof mi diede della ragazzetta con i capelli platino. Ora lavoro ad Harvard"

“All’Università il prof mi diede della ragazzetta con i capelli platino. Ora lavoro ad Harvard”

A vederla così, ‘sta ragazzetta con i capelli platino, le avrei dato 21 o 22. Invece di cose ne sa e mi tocca darle pure la lode”. Si apre così il racconto di Milena Anfosso, 32 anni, ellenista specializzata nei rapporti sociolinguistici tra antichi greci e popolazioni anatoliche e ricercatrice per Harvard.

Racconta che il docente di latino la incalzò con ostilità fino a rimanere poi sorpreso dalla sua traduzione a braccio di un passo dalle Lettere di Abelardo ed Eloisa. “Quello è stato il mio primo approccio con il mondo accademico: ancora adesso ci sto male. Ho lottato contro i pregiudizi di un ambiente – quello della linguistica storica – ancora maschilista e conservatore, soprattutto in Italia e in Europa. Anche se poi certi ‘accademiconi’ sono i più propensi a riconoscere chi è veramente in gamba”, racconta al quotidiano Repubblica.

Una ragazza curiosa, con un forte temperamento artistico che tra il diploma al Liceo “Govone” di Alba e gli studi universitari a Torino e Paris-Sorbonne ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Brera e pubblicato libri di poesia. Poi l’amore per le lingue antiche ha prevalso su tutto il resto e in Francia ha trovato un solido trampolino. “Desideravo lavorare con Brent Vine, direttore del Program in Indo-European Studies dell’Università della California a Los Angeles. Nel 2015 ho inviato il mio progetto di ricerca per il primo studio mai realizzato sui rapporti sociolinguistici tra greci e frigi alla Fondation Marcel Bleustein-Blanchet di Parigi. L’ente porta il nome del fondatore della più importante agenzia pubblicitaria d’Europa, Publicis, e sono stata selezionata su oltre 4mila candidati insieme ad altri 20 giovani talenti in tutti i campi. La fondazione ha finanziato il mio periodo di ricerca a Ucla per tre anni, permettendomi di concludere summa cum laude il dottorato alla Sorbona e lavorare per Harvard”.

La grecista ha già pubblicato numerosi articoli accademici dalla sua tesi di dottorato, e il capitolo secondo, su alcuni passaggi linguisticamente oscuri nei Persiani di Timoteo di Mileto (un poema ritrovato nel 1902 su un papiro ad Abusir, Egitto), sta diventando una monografia finanziata da Harvard. Gregory Nagy, ellenista di fama mondiale e direttore del Center for Hellenic Studies (il più importante centro di ricerca al mondo sulla Grecia antica) ha affermato di essere stato impressionato dalle capacità della ricercatrice nel penetrare con successo un testo criptico al punto tale che soltanto un altro studioso vi si era avventurato prima sotto il suo magistero.

È eccitante. Come in una partita a scacchi si studiano il contesto, le relazioni. Per me la lingua greca è l’espressione più alta della conoscenza. Mentre il latino è tutto logica e consequenzialità il greco ha libertà: bisogna essere logici sì, ma creativi a sufficienza per arrivare a tradurre bene. Io più decodifico più sono felice”. Una passione nata in famiglia: “Tutto merito di mia nonna: era calabrese, parlavamo molto e mi sono innamorata di quella lingua che ha tanto del greco”. Oggi Anfosso sta lavorando a un articolo per la Society for Classical Studies che fornirà una nuova etimologia per un personaggio minore del Libro II dell’Iliade, ma esclude l’insegnamento: “Ci sono persone più pazienti. A me piace scrivere, divulgare, mi trovo bene in questo mondo di nicchia”.

Total
0
Shares
Lascia un commento
Previous Article

Concorso Assistenti Tecnici Ministero della Giustizia: bando 142 posti

Next Article

Roma, la scuola riaprirà prima: ingressi alle 7.45 e 9.45

Related Posts
Leggi di più

Green pass, Corte Costituzionale boccia il conflitto di attribuzione sollevato da 27mila docenti e studenti

Un avvocato e docente universitario genovese - in proprio e in qualità di rappresentante di 27.252 docenti, studenti e membri del personale scolastico e universitario - aveva sollevato il conflitto sull'omesso esame di una petizione in cui si chiedeva di non convertire in legge il decreto-legge che ha introdotto l’obbligo di green pass nelle scuole e nelle Università. La Corte: "I firmatari di una petizione non sono titolari di funzioni costituzionali"