Alessandro Marcianò ai giovani “il successo è una formula matematica: più ti impegni più ottieni"

Corriereuniv.it in occasione del lancio delle guide digitali di orientamento, studiate per gli studenti in tempo di Covid ha intervistato il Surfista Alessandro Marcianò.

Protagonista del libro “Onda maggiore” che racconta del suo sogno, e di come è riuscito a far parte dell’Olimpo dei surfisti come primo italiano a cavalcare un’onda di 18 metri, pari ad un palazzo galleggiante di sei piani.

Alessandro quando hai capito che il surf sarebbe diventata la tua vita, la tua professione?

Ho iniziato a fare windsurf grazie a mio padre, poi il surf l’ho scoperto a 26 anni che già lavoravo, vendevo spazi pubblicitari per Il Tempo, poi ho cominciato a fare delle interviste ai surfisti e quindi mi sono inventato uno speciale surf e ho trasformato la mia passione con il mio lavoro.

Dove e come hai cominciato?

Ho iniziato a Santa Marinella vicino Roma, ho provato con degli amici e sono impazzito. Ho subito viaggiato e quella è stata la mia scuola. Ho capito subito che ero portato.

Dalle onde dei nostri mari a quelle di tutto il mondo?

Da Santa Marinella alla conquista del mondo.

Quali sono i limiti che bisogna porsi in questo sport oppure non ce ne sono bisogna solo osare?

Il surf tradizionale è uno stile di vita, i limiti te l’imposti da solo. Questo sport ti porta ad una conoscenza del mondo, poi c’è la parte estrema quella che sto facendo ora.

Ad un ragazzo che ha questa forte passione, quale consiglio daresti?

Direi di impegnarsi al massimo, bisogna essere manager di se stessi, un po’ imprenditori.

Qual è il percorso da fare per potersi avvicinare il mondo del surf?

Il primo passo che sembra ovvio è saper nuotare, in Italia ci sono tante scuole di surf ora basta informarsi, lì si trovano istruttori che ti indirizzano.

Se vedi un giovane quali sono le caratteristiche che ti fanno capire che ha una marcia in più?

Lo stile e anche il tipo di manovra, la potenza, ma di solito è lo stile sicuramente.

Sei riuscito a surfare un’onda di oltre 18 metri e questo aiuta anche nella vita a capire che si può affrontare qualsiasi ostacolo?

Esatto, dalle onde piccole del Mediterraneo ho affrontato un’onda di 18 metri a 44 anni, il 23 dicembre del 2015 a Nazarè in Portogallo, quindi anche psicologicamente è stato forte.
Ho sempre pensato vedendo quelle onde sul web io non lo farà mai e invece poi mi ci sono ritrovato. Sopra ho visto tutto, ho sentito la mano di Dio che mi spingeva, senti la vera forza della natura.

Dopo ci si sente onnipotenti o si torna con i piedi per terra?

È vero questo, io camminavo due metri da terra, ma non per vantarmi, non avevo più paura di nulla, ma poi ritorni alla normalità, e ridimensioni tutto.

Come il contatto con l’acqua può renderti più felice e stare in salute più connesso con tutto ciò che fai è così? Cioè questo lo risconti anche nella tua vita?

Il surf è un mezzo per entrare in mare e la considero una vera terapia, tutti noi abbiamo verificato che se siamo stressati entri in mare e ti passa tutto con il contatto con la natura.

Quindi può essere un consiglio anche a tutti quei giovani che in questo momento si approcciano al mondo del lavoro, all’università e che sono anche un po’ preoccupati visto insomma la situazione in cui vive il nostro paese?

È un modo per ritrovare se stessi.

È per questo che i surfisti dicono che la felicità è blu perché?
Si è una cura, io se non vado in acqua sto male.

Ti è mai capitato di cadere e di spaventarti di dover decidere in quell’istante se mollare?

Sì, ma più che altro ci sono stati momenti in cui ho pensato che non progredivo, che non andavo avanti, il confronto nelle competizioni con chi è più forte di te è molto utile.

Com’è stato per te in questo periodo di difficoltà per il nostro paese di Lockdown stare lontano dalle tue onde, stare lontano dal tuo mare, quanto ti è mancato?

Sono stato fortunato perché sono rimasto bloccato in Portogallo e lì gli sportivi potevano andare in mare per un’ora al giorno, rispettando le distanze di sicurezza, altrimenti sarebbe stato molto dura, i miei amici in Italia erano disperati.

Il mondo del surf è diventato anche più mediatico com’è cambiato da quando hai cominciato?

È cambiato molto, si vedono più persone che lo praticano, quest’anno purtroppo le Olimpiadi sono state annullate altrimenti il surf sarebbe stato incluso.

Consiglieresti questa professione ad un giovane?

È uno sport in crescita, con ampi margini di opportunità, non è il calcio o il basket, ma la qualità di vita è molto alta.

E come fa un giovane a capire se veramente ci sono delle qualità e quando invece è il momento di mollare?

Molto importanti sono gli istruttori e si capisce con il confronto diretto con gli altri, sicuramente è giusto iniziare con una buona struttura.

Che consigli daresti ad un giovane che vuole diventare un campione del surf?

Io dico che per la maggior parte sono sacrifici, il resto successo, da pochi anni ho realizzato che è come una formula matematica più ti alleni più ottieni e sai quanto vali, quindi allenarsi tanto e viaggiare. Bisogna entrare, lasciarsi prendere dalle cose non aver paura di farsi travolgere.

Francesca Beolchi

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