Le università del Brasile in piazza contro i tagli

Dopo le immense manifestazioni di metà maggio, torna in piazza l’opposizione ai tagli all’educazione del governo Bolsonaro. Un racconto dalle strade di Rio de Janeiro.
Già alla nove del mattino c’erano tre tende montate di fronte all’Istituto di Filosofia e Scienze Sociali dell’Università Federale di Río de Janeiro. Alcune ore più tardi lì davanti si sarebbero svolte lezioni all’aperto, dibattiti e incontri sulla comunicazione con materiali per far si che finanche i bambini potessero disegnare in piazza contro i tagli all’università. La mobilitazione è cominciata attorno alle 14, e poco a poco si è riempita la piazza San Francisco de Paula. Uno degli appelli di convocazione della mobilitazione lanciava le 15 come inizio del concentramento alla Candelaria, la chiesa da cui iniziano tutte le manifestazioni degne di tal nome in terra carioca. Ma le associazioni sindacali docenti avevano altri piani.
Le lezioni all’aperto cominciarono a riempirsi di persone verso le tre del pomeriggio. Il pubblico presente si alternava tra piccole sessioni di storia ambientale, presentazioni di ricerche sulle donne in carcere fino ad una sessione di musica classica e contemporanea. Non poteva mancare una lezioni di spiegazione delle conseguenze che la riforma delle pensioni proposta da Bolsonaro porterebbe al paese, dato che le autorità hanno dichiarato che l’approvazione della riforma potrebbe generare un risparmio di spesa che verrebbe destinata all’educazione.
L’attuale crisi economica impone restrizioni diseguali, che non colpiscono le imprese che dovrebbero essere sanzionate per il danno ambientale che provocano, né le grandi istituzioni finanziarie, né gli enormi evasori fiscali. La comunità studentesca ed accademica lo cantava così al corteo: “ci sono soldi per le milizie, ma non ce ne sono per l’educazione!”
Dalla coercizione…
La promessa era stata quella di trasformare la protesta del 30 maggio in una giornata ancora più grande di quella di due settimane prima. Ma a Río de Janeiro, sebbene il percorso del corteo era differente, non p sembrata aumentare la partecipazione. Un docente dell’Università Federale di Rio de Janeiro sosteneva che il percorso era stato adattato alla minore partecipazione e che i sindacati studenteschi avevano partecipato in maniera più significativa durante il corteo precedente.
Ma è anche possibile che il messaggio lanciato dal Ministro dell’educazione Abraham Weintraub abbia creato timore a scendere in piazza. Dal suo account twitter alle 11 di mattina ha pubblicato: “Le manifestazioni sono democratiche. La coercizione è illegale”, assieme ad un video in cui dichiarava l’appoggio alle manifestazioni pacifiche sia contro che a favore delle sue politiche, differenziandole dalla coercizione e dalla minaccia per la partecipazione alle stesse. Il ministro ha sostenuto di aver ricevuto lettere e messaggi da genitori che raccontavano di come i figli fossero stati obbligati a partecipare alle proteste da docenti della scuola pubblica. Per questo, ha annunciato un pagina web dove poter indirizzare le denunce.
In questo modo, il Ministero cerca di garantire che “l’ambiente scolastico non venga pregiudicato da una guerra ideologica che pregiudica l’apprendimento degli alunni”. Alcune settimane fa, un docente di una scuola secondaria mi aveva raccontato che l’anno scorso non sapeva come affrontare in classe il tema delle elezioni durante le lezioni diSociologia: temeva di essere denunciato da qualche studente per aver esposto il proprio punto di vista in classe. Far emergere l’inganno delle fake news che alcuni studenti citavano in classe era un’altra sfida. Nell’unico liceo dove insegnava, era già stato sanzionato un docente.
Alla coalizione….
Verso le cinque di pomeriggio, alcuni prima ed alcuni dopo, studenti, docenti e solidali con la causa abbiamo cominciato la manifestazione fino ad arrivare alla Candelaria. Nell’ Av. Presidente Vargas era già cominciato il comizio finale. Verso le sette, la manifestazione si è diretta a Cinelandia, attraversando ed inondando avenida Río Branco
La strada era piena di persone che mostravano cartelli colorati in cui si leggeva “Amo l’università pubblica”, “In difesa dell’educazione”, e “Conoscenza senza tagli”. E le cinque richieste urgenti al Ministero dell’Educazione. L’associazione dei docenti della Università Federale e del Conservatorio della conoscenza le distribuivano al corteo. Tra i canti risaltava il rifiuto della riforma delle pensioni e l’opposizione al governo: “Non lavorerò fino a morire” e “Volgio studiare ed essere intelligente, di asino abbiamo già il presidente”.
+Gli adesivi venivano distribuiti gratuitamente e incollati sulle magliette e sugli zaini. In tutte le manifestazioni, ogni organizzazione militante porta con sé adesivi con slogan e li condivide con la gente, gruppi si accalcano per averne tanti o per portarli ad altre persone. E ci sono stati momenti in cui si cantava fino ad inginocchiarsi per poi alzarsi e correre gridando forte: “Non ci saranno tagli, ci saranno lotte!”.
dinamopress

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