La «pagella» delle università: Usa e Uk al top. Polimilano il migliore in Italia

Per la prima volta quattro Università Italiane tra le Top 200 del Qs university ranking. Più di tutte cresce la Ntu di Singapore (undicesima). Le università italiane apprezzate dai recruiters, ma poco competitive per rapporto docenti-studenti e per tasso di internazionalizzazione. Il podio rimane in mano all’eccellenza americana, con un colpo di coda lungo di quattro posizioni di testa della classifica annuale delle migliori università del mondo redatta dalla Quacquarelli Simonds (che ha preso in esame 4.388 atenei e ne ha inclusi 956 nella classifica). Mit, Stanford, Harvard e Caltech, il California Institute of Technology; seguono quattro eccellenze (comunque) anglosassoni, poi di nuovo gli Usa con la University of Chicago al nono posto. Ma scorrendo la classifica (che si può consultare su https://www.topuniversities.com/) c’è tanta America in tutte le prime venti posizioni: Princeton è tredicesima, Cornell 14esima, Yale, Johns Hopkins, Columbia, University of Pennsylvania occupano le caselle dalla 16 alla 19. E prima di arrivare alla cinquantesima posizione ci sono altre sette università Usa: Duke, Michigan, Berkeley, Northwestern, Ucla, San Diego, Carnegie Mellon. Ben Sowter, Responsabile della Ricerca per QS commenta così il primato della regina: «MIT é il nucleo di un ecosistema innovativo senza rivali. Start-up create dagli alunni producono cumulativamente ricavi per oltre 2 trilioni di dollari, rendendo questa realtà l’equivalente dell’undicesima economia al mondo». Eppure, questo dominio ininterrotto della classifica, non riesce a oscurare i cambiamenti in atto: «Molte università statunitensi e britanniche stanno lentamente perdendo terreno, che viene occupato dalle migliori in altre nazioni, tra cui Russia, Australia, Singapore, Cina e India», dice il ricercatore.
 
 

 
Per redigere la classifica, Qs, dal 2004, prende in esame aspetti dell’attività universitaria importanti per gli studenti di tutto il mondo: la quantità di risorse impiegate per l’insegnamento, la qualità della ricerca prodotta (e cioè numero di citazioni ottenute nel periodo 2011-2016 dai ricercatori per il proprio lavoro pubblicate nelle riviste scientifiche internazionali), la probabilità dei laureati di trovare un’occupazione («in 40,455 hanno indicato quali sono le Università dalle quali preferiscono assumere talenti», spiega l’istituto di ricerca), e l’internazionalità (la quantità di studenti internazionali in assoluto e rispetto al corpo docente). Fattore, questo, ritenuto indice di competitività, a livello globale, per un’università. Inutile cercare un’italiana tra le prime cento.
La prima a comparire in un parterre dominato da atenei anglofoni e orientali è il Politecnico di Milano: al 170esimo posto, in «rimonta» di ben tredici posizioni. Ma il nostro ateneo di punta avrebbe diritto a una posizione migliore se si prendessero in esame i soli parametri della «reputazione accademica» (che lo colloca al 138esimo posto) e dell’apprezzamento di datori di lavoro cacciatori di teste, per i quali il Politecnico è addirittura al 53esimo posto globale (al primo ci sarebbe l’università Bocconi, che non figura nella classifica globale perché è una università specialistica, ma è la preferita dai recruiters tra le italiane, al 30esimo posto al mondo). Non funzionano adeguatamente, invece, il rapporto docenti-studenti e il tasso di internazionalizzazione, che spingono oltre il 300esimo posto parziale l’ateneo milanese. Gli effetti di tagli e la recessione si evincono anche da questi risultati. Nell’indicatore «faculty/student ratio», ad eccezione della Normale e di Sant’Anna, solo Trieste è tra le prime 500 al mondo. E con l’espansione della classifica, che quest’anno vede 43 new entry, l’Italia perde sempre più terreno.
Nell’edizione 2017 del ranking Qs ci sono 30 università italiane, incluse la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e la Scuola Normale, che figurano entro le prime duecento: si posizionano al 192esimo posto, a pari merito. L’eccellenza di questi due atenei é riflessa nella classifica ottenuta nell’indicatore che misura l’impatto della ricerca (citation per faculty). La Normale é 18esima al mondo in base a questo importante criterio, mentre Sant’Anna é 27esima. 
 
 

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