Discussione sui fondi PRI

A seguito della recente pubblicazione delle graduatorie dei progetti PRIN (Programmi di Ricerca di Interesse Nazionale, finanziati dal Ministero della Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica. Il prof. Francesco Di Quarto del Dipartimento di Ingegneria, dell’Università di Palermo,  ha commentato la valutazione ministeriale della ricerca, uscita in concomitanza con l’apparire sui quotidiani italiani delle prime graduatorie delle Università italiane. Ne riportiamo le principali argomentazioni.

Con l’autunno arriveranno le graduatorie internazionali e, come sempre, i quotidiani italiani e il ministro Gelmini lamenteranno l’assenza di qualunque Università italiana dai primi cento posti delle Università più importanti del mondo. Vorrei far notare che le graduatorie PRIN avranno effetti anche sull’ammontare dei finanziamenti che il MIUR assegnerà il prossimo anno ai vari Atenei italiani e le stesse hanno un peso sulle graduatorie universitarie riportate sui giornali e pertanto influenzano pesantemente anche le scelte di iscrizione all’Università dei giovani diplomati delle famiglie italiane.

Al fine di chiarire anche quelle che ritengo delle anomalie nella distribuzione dei fondi PRIN alle Università italiane riporterò dei dati sulla produzione scientifica di alcuni atenei italiani così diversamente premiati con i fondi PRIN 2009.

Per motivi di spazio e per maggiore uniformità di confronto della performance di ricerca limiterò i miei commenti a quattro aree PRIN: Area 01 (Matematica e Scienze informatiche), Area 02 (Fisica), Area 03 (Chimica), Area 09 (Ingegneria industriale e Informatica).

Queste quattro aree vengono classificate e raggruppate nel data base SCOPUS come Physical Sciences e come tali analizzate dalla società SCIMAGO in base a quattro parametri abbastanza obiettivi e quantitativi che verranno da noi utilizzati per un commento più generale sui confronti internazionali e per uno più  particolare sui metodi di distribuzione dei pochi fondi  PRIN alle Università italiane.

Dai dati reperibili sul sito MIUR risulta che lo Stato italiano ha deciso di finanziare per un anno tutta la ricerca accademica italiana con un ammontare pari a: 3.346.500 Euro per l’area 01; 6.513.299 Euro per l’area 02; 11.477.260 Euro per l’area 03; 9.551.733 Euro per l’area 09. In sintesi, per tutta la ricerca delle Scienze fisiche, chimiche, matematiche e dell’Ingegneria industriale e informatica lo Stato italiano destinerà, nel 2011, una somma ammontante a circa 30.888.792 Euro.

Come termine di paragone può essere utile sapere che per una grossa multinazionale italiana il costo annuale di un contratto di ricerca con una prestigiosa università statunitense ammonta a circa 10 milioni di euro l’anno (per cinque anni). Forse il Ministro e i giornali italiani, quando scorreranno le graduatorie mondiali delle università, farebbero bene a ricordarsi anche di questi dati prima di emettere sentenze inappellabili sulla qualità della ricerca e dei ricercatori italiani.

Se si prendono  infatti, per le quattro aree sopra-elencate, i dati dei finanziamenti PRIN distribuiti agli Atenei di Palermo, Catania, Roma-La Sapienza, Politecnico-Milano si vede come a fronte di un unico finanziamento a favore dell’Ateneo palermitano, l’Ateneo catanese ne colleziona otto, quello romano 14 e il politecnico di Milano 10.

I risultati PRIN ovviamente non hanno nulla di scandaloso in sé se i quattro atenei sono caratterizzati, nei settori summenzionati, da performance di ricerca nettamente diversi e tali da giustificare, sia per la dimensione che per la qualità della produzione scientifica, le tre grandi differenze nel numero dei contratti PRIN finanziati.

Dai dati dell’ultima valutazione SCIMAGO (Dicembre 2010 e relativa agli anni 2004-2008) il quadro che emerge per i quattro Atenei nel settore di Physical Science, come definito da SCIMAGO, può essere così riassunto: il numero di lavori di qualità (ossia lavori pubblicati su riviste di settore il cui fattore di impatto sta nel primo quartile) è pari a 5509 per l’Università di Roma-Sapienza, a 2744 per Polimi, a 1532 per l’Ateneo catanese e a 1440 per l’Ateneo palermitano.

Essendo questi dati una misura della produzione scientifica di qualità nei tre Atenei essi dovrebbero essere in qualche modo correlati ai dati di finanziamento pubblico erogato con i PRIN ultimi. Non ci pare che i dati PRIN suffraghino l’ipotesi avanzata e qualcuno potrebbe magari fornirci una migliore chiave di lettura dei dati pubblicati.

Una ulteriore conferma delle anomalie nella distribuzione PRIN emerge, sempre dai dati SCIMAGO, confrontando l’indice del fattore di impatto normalizzato (IN) per i quattro atenei. Infatti abbiamo un IN = 1,31 per Polimi; un IN = 1,17 per Roma-Sapienza, un IN = 1,07 per Catania e un IN = 1,14 per l’Ateneo palermitano.

Molto banalmente  ci si sarebbe aspettati, anche sulla base di questo indice, che l’Ateneo palermitano ricevesse un numero di contratti almeno pari a quello di Catania o almeno un quarto di quelli di Roma, con il Polimi  “premiato” per il suo più elevato IN rispetto alla quantità se confrontato con Roma-Sapienza.

Qualcuno dei garanti potrebbe chiedere ai funzionari ministeriali di estendere l’analisi a tutte le Università italiane e fornire le graduatorie accoppiate  fra contratti PRIN erogati ai vari atenei e numero di lavori di qualità censiti su banca dati SCOPUS al fine di capire se trattasi di effettive anomalie nella attribuzione dei fondi PRIN o di semplici scarti statistici.

Non vorremmo che al danno dei progetti PRIN non finanziati, nei vari atenei, si aggiungesse anche la beffa della decurtazione di fondi ordinari ministeriali nei confronti di atenei già ampiamente penalizzati dalle condizioni socio-economiche dei territori su cui insistono.

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