In Italia, circa 550mila giovani sotto i 20 anni convivono con disturbi dello spettro autistico, una condizione che influisce sulle relazioni sociali, sul linguaggio e sul comportamento. Come riporta Ansa la comunità scientifica non ha ancora individuato con certezza le cause, anche se esistono correlazioni genetiche.
A livello globale, l’autismo colpisce un bambino su 36, mentre in Italia il rapporto è di uno su 77, con una maggiore incidenza nei maschi. Ogni anno vengono diagnosticati circa 4.330 nuovi casi, ma la consapevolezza resta ancora limitata, anche tra gli operatori sanitari. Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine evidenzia come la scarsa conoscenza della condizione influisca negativamente sulla qualità delle cure.
La ricerca scientifica punta a identificare i segni precoci dell’autismo. La Fondazione Stella Maris di Pisa porta avanti studi per riconoscere i primi segnali della sindrome nei bambini tra 9 e 15 mesi. Secondo Andrea Guzzetta, responsabile del Dipartimento di Neuroscienze dell’Età Evolutiva, un intervento precoce può favorire lo sviluppo e migliorare la plasticità cerebrale.
L’Istituto Superiore di Sanità sta lavorando a un progetto per monitorare lo sviluppo di oltre 3mila bambini a rischio autismo. Tuttavia, molte famiglie devono ancora lottare per ottenere diritti fondamentali. L’Associazione Nazionale Genitori Persone con Autismo (Angsa) denuncia la mancanza di servizi per la diagnosi precoce, la presa in carico e l’inclusione scolastica.
Recentemente, il Tribunale di Campobasso ha condannato l’Azienda Sanitaria del Molise a rimborsare 100mila euro ai genitori di un bambino autistico per le spese di riabilitazione con il metodo Aba. Nonostante il Consiglio di Stato abbia stabilito la piena copertura dell’Aba da parte del Servizio Sanitario Nazionale, il nuovo decreto Tariffe non include ancora queste terapie tra i Livelli Essenziali di Assistenza, sollevando polemiche e richieste di intervento da parte delle associazioni.
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