Un tempo un luogo di perdizione, oggi rifugio di speranza per i giovani. A Ercolano, in provincia di Napoli, la Locanda di Emmaus è ormai da 26 anni un luogo di salvezza, un punto di riferimento per tanti ragazzi, accolti e cresciuti dall’amore di Don Pasquale Incoronato. Questo posto, infatti, «era l’ex cimitero della camorra – racconta il sacerdote ai microfoni di CorriereUniv – e noi l’abbiamo ricostruito: questa ricostruzione è diventata per tanti ragazzi la possibilità di rimettersi in gioco». Così, uno chalet abbandonato diviene un’oasi nel deserto, un’associazione basata sul desiderio di esplicare un diretto impegno personale a favore dei minori a rischio.
L’obiettivo di Don Pasquale è chiaro: «unire i figli dell’agio e del disagio», offrire ai giovani, anche a quelli cresciuti in ambienti criminali, un’alternativa concreta alla strada. Come racconta la coordinatrice della Locanda di Emmaus Mariagrazia Leone, «la nostra visione educativa è quella di creare sempre più giustizia e mai vendetta, rispetto a un territorio che spesso risponde col sangue, aiutare i figli di questa città che purtroppo non si sono meritati determinate famiglie e determinate condizioni».
I figli dei clan rivali a tavola insieme
Come racconta Don Pasquale, «piano piano i ragazzi si sono riconosciuti nei ragazzi della locanda e dell’oratorio e, riconoscendosi in questo luogo, non si sono fatti più la guerra». Ma la Locanda non è il solo punto di riferimento per la città di Ercolano. C’è anche l’Oratorio San Domenico, dove ogni giorno tantissimi bambini e ragazzi si ritrovano per studiare, fare i compiti col supporto di docenti e collaboratori e partecipare alle attività laboratoriali e ludiche pensate apposta per loro. La Locanda, oggi anche una Onlus, offre lavoro a educatori e psicologi, trasformandosi in un’opportunità concreta per chi vuole investire nel futuro dei ragazzi.
Il prete, docente alla Pontificia Università Teologica dell’Italia Meridionale e direttore dell’Ufficio di pastorale giovanile di Napoli, spiega che «qui hanno mangiato insieme i figli dei clan rivali. Da bambini non possono esserci rivali. Stando insieme, pranzando insieme, questo insieme è diventato che l’altro non mi è più nemico, anche se appartiene ad un’altra “famiglia”»
All’ingresso della Locanda, un foro di proiettile sulla saracinesca ricorda il passato criminale del luogo: «un segno tangibile che qui la morte ha lasciato spazio alla vita» sottolinea don Pasquale, certo che ogni cambiamento possa fare la differenza per il futuro della sua comunità.
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