Venerdì 20 novembre 2009 alle 14.00, l’aula A di Scienze Politiche de La Sapienza ha ospitato l’Assemblea Nazionale dei laboratori precari in accordo con la Fic- -Cgil, per discutere delle criticità del ddl Gelmini sulla riforma universitaria, così da proporre un modello normativo alternativo, in linea con le necessità ed esigenza di un’università pubblica in cui l’unico profitto deve essere il sapere condiviso.
I partecipanti tengono ad affermare che l’Università così come è, non funziona, ed è una situazione che si protrae da anni, ma non reputano il nuovo disegno di legge, la via risolutiva. “Il problema non è solo formativo, ma sociale- dichiara il ricercatore che ha effettuato il primo intervento- l’università deve assicurare un ruolo sociale per tutti, agevolando la mobilità sociale e il rispetto per tutti i lavoratori”.
Il Dott. Alessandro Arienzo, tra gli organizzatori della manifestazione, ricercatore in Storia delle Dottrine Politiche presso la Federico II di Napoli individua determinati punti critici del disegno di legge: il modello di riforma della governance che privilegia la concentrazione del potere in mano ai pochi direttori di dipartimento e l’apertura ai privati che può avere come conseguenza sia la privatizzazione degli atenei che “correrebbero il rischio” di diventare fondazioni , sia l’avvio di una gestione privatistica che va al di là del controllo pubblico.
Altro punto critico, la cancellazione della figura del ricercatore a tempo indeterminato e l’introduzione della figura del ricercatore a tempo determinato, con la possibilità di essere assunto dopo tre anni, mediante un concorso di abilitazione nazionale; in un contesto come quello attuale di risorse tagliate, sembra più una promessa che una realtà effettiva. Rafforzamento del precariato, anziché contenimento del fenomeno. Pertanto, dichiara Arienzo: “L’ambiguità è forte e apre una vita un sistema per pochi in cui il sistema pubblico è depotenziato”.
L’assemblea si svolge in un clima tranquillo dove ogni partecipante è invitato a realizzare il proprio intervento. Vedremo nei prossimi giorni lo sviluppo delle proposte alternative al ddl Gelmini.
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