Si celebra il 20 novembre l’anniversario della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, un importante momento che pone l’attenzione sui pericoli a cui sono esposti bambini e ragazzi, tra questi anche bullismo e cyberbullismo. La Convenzione ha lo scopo di tutelare i diritti dei più indifesi, i minori che possono subire violenze, essere discriminati ed emarginati, spesso anche dai loro stessi coetanei. Ecco perché è importante ancora parlare di bullismo e cyberbullismo e soprattutto farlo in occasione della giornata sui diritti del fanciullo.
Lo scopo della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è di tutelare i più indifesi, a cui devono essere garantiti i diritti e le migliori condizioni di vita. Spesso, però, i pericoli si nascondo proprio quei luoghi che si ritengono più sicuri, come ad esempio la scuola, terreno fertile per gli episodi di bullismo. Ma il bullismo oggi non si limita all’ambiente scolastico si insinua completamente nella quotidianità dei ragazzi perché arriva proprio dalla rete e prende il nome di cyberbullismo, ovvero bullismo elettronico. Secondo l’ultimo rapporto UNICEF, poi, un impressionante numero di bambini – a cominciare da neonati di pochi mesi – subiscono esperienze di violenza, spesso causate proprio da chi dovrebbe prendersi cura di loro. A rivelarlo è il rapporto dell’UNICEF “A Familiar Face: Violence in the lives of children and adolescents” che ricorre ai dati più aggiornati per rivelare le violenze che i bambini subiscono, in ogni momento della loro infanzia e in tutti i contesti. “I danni inflitti ai bambini, in tutto il mondo, sono davvero preoccupanti“ commenta Cornelius Williams, Responsabile dei programmi per la Protezione dell’infanzia dell’UNICEF
Bambini, ragazzi giovani e meno giovani rischiano di subire ogni giorno tutte le declinazioni del cyberbullismo: dal flaming, ovvero quando si è vittime di messaggi violenti e volgari all’interno di un forum o tra i commenti dei social network; possono essere oggetto di diversi messaggi di insulto, inganno, esclusione o diventare persino vittime di persecuzione. Uno dei motivi alla base dei pericoli della rete è sicuramente l’anonimato: i bulli, coperti da un’altra identità o appunto dall’anonimato, ritengono di potersi spingere sempre oltre i limiti. Un ulteriore spunto a riflettere sul fenomeno del cyberbullismo e del bullismo, domandandoci quali sono le strategie da mettere in atto affinché tutti i ragazzi, più o meno piccoli, possano riconoscere i pericoli della rete e combatterli. Per quanto riguarda il nostro paese gli adolescenti (11–15 anni) che hanno riferito di aver compiuto atti di bullismo a scuola almeno una volta, l’Italia si colloca tra i 10 Stati con la percentuale più bassa. Anche per quanto riguarda la percentuale di adolescenti (13–15 anni) che riferiscono di aver subito episodi di bullismo il nostro Paese si colloca nei posti più bassi della graduatoria. “Importante non abbassare la guardia – afferma Giacomo Guerrera, presidente UNICEF Italia -. In tal senso è positivo che vengano poste in atto misure di contrasto al fenomeno quali la recente presentazione da parte del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, del Piano nazionale per l’educazione al rispetto”.
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