Nella giornata nazionale dell’Università, l’iniziativa indetta dalla Conferenza dei rettori per aprire gli atenei ai cittadini, è andata in scena la protesta dei precari di Bicocca (a cui hanno partecipato un centinaio di studenti) nell’ambito della giornata nazionale di mobilitazione del Movimento assemblea precaria di Milano contro i tagli agli atenei e contro la riforma Bernini. La giornata è iniziata in piazza della Scienza dove docenti precari hanno tenuto lezioni all’aperto per tutta la mattinata. L’assemblea ha atteso l’arrivo delle rettrice Giovanna Iannantuoni, che ha incontrato i manifestanti nella sua veste di presidente della Crui ricevendo una lettera aperta firmata da una parte del personale di Bicocca, studenti compresi: “Io vi ascolto, ma sappiate che ho anche tanti ragazzi che sono esattamente nella vostra situazione — ha detto la rettrice — che la pensano in maniera diversa da voi. Il contratto di ricerca c’è, noi lo implementeremo, vediamo a livello nazionale. Il contratto di cui parlate non c’è, è bloccato in Senato, gli altri contratti del cosiddetto ”preruolo” non ci sono”.
La contestazione dei ricercatori precari
Subito dopo è cominciata la contestazione alla rettrice Iannantuoni con un corteo per le vie del campus. I precari fanno riferimento alle norme contenute nel Ddl 1240 del 2024 (Ddl Bernini) che prevede nuove figure di ricercatori “più precari di adesso” come ricorda l’Assemblea. Che chiede alla Crui “una presa di posizione netta contro i tagli al Fondo di Finanziamento ordinario che prevede 700 milioni di tagli nel biennio 2025/2027″. Fra le voci del corteo quella di Giacomo Lauritano, sociologo ricercatore trentenne: “Noi non mangiamo più e non paghiamo l’affitto se la riforma va avanti — ha detto — la riforma ci condannerà a salari da fame e periodi senza lavoro”. Fra le altre richieste nella Lettera aperta consegnata alla rettrice “l’apertura di un confronto fra la governance, il corpo docente, i ricercatori e gli studenti per analizzare l’impatto di queste riforme”. Per la rettrice occorre “affrontare le sfide future e non perdere di vista il quadro generale che richiede una risposta politica e non partitica”.
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