Dispersione scolastica e criminalità, chi lascia la scuola ha un rischio 15 volte più alto di ricevere una denuncia

Una ricerca dal Regno Unito rivela che l’inclusione scolastica diventa anche prevenzione sociale

Diversi studenti hanno acceso più di un faro sul possibile legame tra dispersione scolastica e comportamenti criminali nei giovani. Nel Regno Unito una ricerca condotta da Iain Brennan, professore di criminologia presso l’Università di Hull, e Rosie Cornish, ricercatrice senior in epidemiologia e statistica medica presso l’Università di Bristol, ha analizzato in modo rigoroso questo collegamento, offrendo spunti importanti anche per il dibattito italiano.

Dispersione scolastica: la ricerca

In Inghilterra, il numero di bambini esclusi in modo permanente dalle scuole è tornato a crescere negli ultimi anni, superando persino i livelli pre-pandemia. Un recente documentario della Bbc, condotto dall’attore Idris Elba, ha sottolineato quanto la dispersione scolastica possa rappresentare un punto di svolta nella vita di un giovane, spingendolo verso forme di violenza e criminalità. E questa non è solo un’ipotesi suggestiva: i dati lo confermano. Un rapporto congiunto del Ministero della Giustizia e del Dipartimento dell’Istruzione britannico mostra che un ragazzo escluso da scuola ha un rischio 15 volte più alto di ricevere una denuncia o un’accusa per reati violenti entro i 18 anni.

Utilizzando un’enorme banca dati messa a disposizione dal governo britannico, i ricercatori hanno analizzato i profili di oltre 15 milioni di studenti, collegati in modo anonimo ai registri giudiziari. Hanno individuato oltre 20.000 bambini esclusi dalla scuola tra il 2006 e il 2016 e li hanno confrontati con coetanei dalle caratteristiche simili (stesso contesto sociale, stesso rendimento scolastico, stesse esperienze pregresse), ma che non avevano abbandonato la scuola.

Il risultato è stato inequivocabile: entro un anno dall’esclusione, i bambini espulsi avevano più del doppio delle probabilità di commettere un grave reato violento rispetto ai loro pari. Questo suggerisce che l’esclusione non sia solo un sintomo del disagio, ma possa rappresentare anche un fattore che amplifica il rischio di comportamenti devianti.

Cosa accade in Italia

Sebbene la situazione sia diversa in Italia, anche da noi la dispersione scolastica è un fenomeno preoccupante. Secondo i dati Istat pubblicati nel Rapporto BES 2023, il 10,5% dei giovani tra i 18 e i 24 anni abbandona precocemente gli studi senza completare un percorso di istruzione o formazione. È un dato in calo rispetto agli anni passati, ma ancora superiore all’obiettivo UE del 9% entro il 2030.

l problema è particolarmente evidente nel Mezzogiorno, dove la dispersione raggiunge il 13,8%, con picchi anche superiori al 15% in alcune zone, contro l’8,5% del Nord. Le cause sono spesso le stesse evidenziate nello studio britannico: svantaggio economico, fragilità familiari, difficoltà scolastiche non affrontate in modo efficace, carenza di sostegno e orientamento.

Tutto questo ci porta a una riflessione più ampia: forse la domanda non dovrebbe essere solo se la dispersione scolastica causa la violenza giovanile, ma piuttosto come possiamo intervenire sulle condizioni che alimentano entrambi i fenomeni. La scuola dovrebbe essere parte di un sistema più ampio di prevenzione, capace di intercettare i segnali di disagio prima che si traducano in emarginazione o criminalità. Ridurre la dispersione non è solo una questione educativa, ma anche una misura di prevenzione sociale.

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