Circa otto milioni di studenti tornano sui banchi per l’anno scolastico 2026/2027. Dopo le prime aperture a Bolzano, in Veneto, Valle d’Aosta e nella Provincia autonoma di Trento, il rientro a scuola 2026 coinvolge progressivamente tutte le regioni italiane.
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito presenta un avvio caratterizzato da 37.430 immissioni in ruolo. Inoltre, dichiara di aver coperto quasi tutte le supplenze, pari a circa 118 mila posti. I sindacati, dal canto loro, stimano ancora oltre 200 mila precari.
Queste cifre descrivono aspetti differenti del sistema scolastico. Tuttavia, non raccontano da sole quale sarà l’impatto sulla qualità dell’istruzione e dei servizi offerti a studenti e famiglie.
Il rientro avviene mentre resta aperto il problema della sicurezza degli edifici scolastici.
37.430 docenti immessi in ruolo
Le 37.430 assunzioni a tempo indeterminato comunicate dal Ministero riguardano diverse categorie. Comprendono i docenti su posto comune, gli insegnanti di sostegno e quelli di religione cattolica.
Il Ministero ha immesso in ruolo anche 342 dirigenti scolastici. Sono invece in fase di conclusione le assunzioni di 12.284 unità di personale amministrativo, tecnico e ausiliario.
Si tratta di numeri significativi, soprattutto per evitare che nelle prime settimane alcune classi rimangano senza insegnanti.
Quasi 118 mila posti coperti con supplenze
Il Ministero dichiara di aver coperto la quasi totalità delle supplenze, corrispondenti a circa 118 mila posti. Ogni anno, infatti, il ricorso ai contratti a termine è indispensabile per garantire la presenza degli insegnanti nelle aule.
Tuttavia, proprio le supplenze alimentano le critiche dei sindacati. Le organizzazioni dei lavoratori stimano che nella scuola italiana operino ancora più di 200 mila precari.
Sul tema si confrontano posizioni molto distanti. Da una parte c’è l’esigenza concreta di coprire tutte le cattedre. Dall’altra rimane il problema di migliaia di lavoratori che, anno dopo anno, continuano a ottenere contratti a tempo determinato.
Sostegno, confermati 55.814 supplenti
Un dato particolarmente importante riguarda gli alunni con disabilità. Su richiesta delle famiglie sono stati confermati 55.814 supplenti di sostegno. Sono quasi diecimila in più rispetto all’anno scolastico precedente.
La misura punta a garantire la continuità didattica. In questo modo, bambini e ragazzi possono proseguire il percorso con un insegnante che già conoscono.
La conferma costituisce un vantaggio concreto, non solo dal punto di vista organizzativo. Costruire un rapporto di fiducia tra docente e studente può favorire il benessere emotivo, gli apprendimenti e i progressi scolastici.
Il caro affitti pesa sulle cattedre al Nord
Al precariato si aggiunge il problema territoriale. Secondo i sindacati, il costo della vita spinge diversi docenti del Centro e del Sud a rinunciare agli incarichi nelle città settentrionali. A pesare sono soprattutto i prezzi degli alloggi.
La disponibilità formale di un posto, infatti, non garantisce che lo stipendio permetta di vivere nel territorio di destinazione. Emerge quindi una domanda: quanto è accessibile un lavoro pubblico se l’affitto assorbe una parte consistente della retribuzione?
Rientro a scuola 2026, il calendario regionale
Il 14 settembre le lezioni riprendono in Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia e Marche. Tornano in classe anche gli studenti di Molise, Piemonte e Umbria.
Il 15 settembre toccherà a Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Sicilia e Toscana. Abruzzo, Basilicata e Sardegna inizieranno il 16 settembre. Infine, la Puglia chiuderà il calendario nazionale il 17 settembre.
La prima campanella sarà anche il primo banco di prova delle cifre annunciate. Per studenti e famiglie conterà trovare tutti gli insegnanti in classe. Per i lavoratori della scuola conteranno anche la durata dei contratti, la continuità professionale e la possibilità di vivere nella città di assegnazione.
Le date del rientro si intrecciano anche con il dibattito sul caldo nelle scuole e sull’adeguatezza degli edifici durante le temperature più elevate.



