Quasi 8 milioni di studenti tornano sui banchi per l’anno scolastico 2026/2027, ma il dato che pesa di più è un altro: in molte aree del Paese gli iscritti continuano a diminuire. In Molise sono 668 in meno in un anno e circa 13 mila in meno rispetto a quindici anni fa. Nelle Marche il calo è del 3,44% in tre anni. E le nascite continuano a scendere.
La scuola italiana riparte, ma con meno studenti.
Da lunedì 14 settembre riprendono le lezioni in Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte e Umbria. Martedì 15 toccherà a Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Sicilia e Toscana; nei giorni successivi rientreranno anche le altre regioni. Complessivamente il nuovo anno scolastico coinvolge quasi 8 milioni di studenti.
Dietro il rito della prima campanella, però, c’è un fenomeno che anno dopo anno diventa sempre più visibile: la popolazione scolastica italiana si sta restringendo.
Non si tratta soltanto di una previsione demografica. In alcuni territori il calo è già netto e misurabile.
In Molise 668 studenti in meno in un solo anno
Il dato più immediato arriva dal Molise.
Per l’anno scolastico 2026/2027 gli iscritti sono 32.476, 668 in meno rispetto all’anno precedente. Se il confronto si allarga agli ultimi quindici anni, la regione ha perso circa 13 mila studenti.
È un numero che racconta molto più della sola scuola.
Meno studenti significa meno classi, maggiore difficoltà nel mantenere aperti i plessi nei centri più piccoli e una pressione crescente sulle aree interne, dove denatalità e spopolamento si sommano.
Il tema, quindi, non riguarda soltanto quanti ragazzi entrano ogni mattina in aula, ma la capacità di alcuni territori di continuare a garantire una rete scolastica capillare.
Nelle Marche il calo supera il 3% in tre anni
Un quadro simile emerge nelle Marche.
Gli studenti iscritti nell’anno scolastico 2026/2027 sono 187.247, con una diminuzione del 3,44% nell’ultimo triennio. La flessione più forte riguarda la scuola primaria, dove gli iscritti sono scesi del 6,41%; segue la scuola dell’infanzia con un calo del 4,81%. Più contenuta, per ora, la riduzione nelle scuole superiori, pari allo 0,44%.
È proprio questa differenza tra i diversi gradi scolastici a mostrare come si muove l’onda demografica.
Le generazioni meno numerose entrano prima nell’infanzia e nella primaria. Negli anni successivi il calo si trasferisce progressivamente alle medie, alle superiori e, infine, alle università.
Le nascite continuano a diminuire
A spiegare ciò che sta accadendo nelle scuole sono soprattutto i dati demografici.
Secondo l’Istat, nei primi sei mesi del 2026 in Italia sono nati circa 166 mila bambini, lo 0,8% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il segnale è importante perché conferma che il bacino da cui arriveranno gli studenti dei prossimi anni continua a restringersi.
In altre parole, il calo degli iscritti che oggi vediamo soprattutto nelle scuole dell’infanzia e primarie non è destinato ad arrestarsi rapidamente.
Meno studenti: problema o occasione?
La riduzione della popolazione scolastica apre però una questione più complessa.
Meno alunni potrebbero significare, almeno in teoria, classi meno affollate, maggiore attenzione individuale, più possibilità di personalizzare la didattica e un migliore rapporto tra studenti e docenti.
Ma questo scenario non è automatico.
Se il calo è concentrato nei piccoli comuni e nelle aree interne, il rischio è opposto: accorpamenti, riduzione dei plessi e distanze maggiori per raggiungere la scuola.
È qui che la denatalità smette di essere soltanto un dato statistico e diventa un problema di accesso all’istruzione e di equilibrio territoriale.
La scuola anticipa ciò che accadrà all’università
Il punto più interessante per leggere il fenomeno è forse questo: la scuola è il primo luogo in cui diventa visibile il futuro demografico del Paese.
Oggi diminuiscono gli iscritti alla primaria.
Tra qualche anno il calo si sposterà sulle scuole secondarie e poi sulle università.
Questo significa meno diplomati, meno matricole potenziali e una competizione crescente tra atenei per attrarre studenti italiani e internazionali.
Il tema riguarda quindi direttamente anche l’orientamento, la sostenibilità dei corsi di laurea e il futuro dei territori universitari.
Il dato vero della riapertura
Per questo la notizia della riapertura della scuola non è soltanto che quasi 8 milioni di studenti tornano sui banchi.
La notizia è anche che quel numero continua a ridursi e in alcuni territori lo sta facendo molto rapidamente.
Molise e Marche sono due fotografie diverse dello stesso fenomeno: meno nascite, meno studenti, territori che cambiano.
E la domanda per i prossimi anni sarà sempre più difficile da evitare: come si mantiene una scuola di qualità in un Paese con sempre meno giovani?



