La prima campanella dell’anno scolastico 2026/2027 è suonata a Bolzano in una giornata dalle temperature ancora pienamente estive. Mentre oltre 85mila studenti della provincia autonoma tornavano sui banchi, il servizio meteorologico provinciale prevedeva massime fino a 32 gradi. Un dato che riporta al centro il problema del caldo nelle scuole e dell’adeguatezza degli edifici scolastici.
In attesa che le lezioni riprendano nel resto d’Italia, alcuni istituti hanno già scelto di modificare l’organizzazione delle giornate. A Roma, l’Istituto comprensivo Rita Levi Montalcini ha disposto una riduzione temporanea dell’orario dal 15 al 18 settembre, dopo aver acquisito la comunicazione della rappresentanza sindacale, sentito il responsabile della sicurezza e valutato le condizioni microclimatiche degli edifici.
Una decisione simile è stata adottata dall’Istituto superiore Colajanni-Farinato di Enna: dal 14 al 18 settembre le lezioni termineranno alle 12, con quattro ore giornaliere, proprio a causa delle condizioni climatiche.
Al Righi di Roma ventilatori, finestre aperte e piccoli condizionatori
Ma come si sta preparando una scuola che non può ridurre il problema semplicemente installando un impianto di climatizzazione? Corriereuniv è entrato con le proprie telecamere nel Liceo scientifico Augusto Righi di Roma e ne ha parlato con il dirigente scolastico Giovanni Cogliandro.
«Noi ci siamo attrezzati per tempo», ha spiegato il preside. Già ad aprile, in vista degli esami di Maturità e delle temperature elevate, la scuola aveva ordinato nuovi ventilatori da aggiungere a quelli conservati nei depositi e alcuni condizionatori portatili.
Questi ultimi sono stati utilizzati durante la Maturità e saranno collocati soprattutto negli ambienti più piccoli: gli uffici, la sala docenti e le stanze nelle quali gli insegnanti ricevono i genitori. Per le aule, molto più numerose, la risposta immediata resta invece affidata ai ventilatori, distribuiti con priorità nei locali più caldi.
A questa dotazione si aggiunge una misura tanto semplice quanto organizzativamente importante. Poiché i collaboratori scolastici entrano intorno alle 7, Cogliandro chiederà loro di aprire subito le finestre, in modo da far circolare l’aria prima dell’arrivo degli studenti.
Durante l’intervista, realizzata in un’aula senza ventilatori accesi, il dirigente ha mostrato gli effetti di questa soluzione: «Le finestre sono aperte, l’ambiente è fresco».
Un preventivo da 150 mila euro per un solo piano
Il caso del Righi mostra però perché la climatizzazione delle scuole non possa essere affrontata ovunque nello stesso modo. L’istituto si trova in un edificio storico e, come ha ricordato Cogliandro, «non si possono montare condizionatori col motore esterno».
In passato era stato richiesto un preventivo per climatizzare il piano più esposto al caldo. Secondo quanto riferito dal dirigente, il costo superava già allora 150 mila euro per singolo piano. Una cifra che rende evidente la distanza tra gli accorgimenti che una scuola può adottare autonomamente e gli interventi strutturali necessari per adeguare edifici grandi, datati o sottoposti a vincoli.
Ventilatori, apparecchi portatili e apertura anticipata delle finestre possono alleviare il disagio, ma non sostituiscono una riqualificazione capace di rispondere a estati più lunghe e a temperature elevate anche nei mesi tradizionalmente dedicati alle lezioni.
Caldo nelle scuole, 20 milioni dal MIM: domande entro l’11 settembre
Una prima risposta arriva dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, che ha stanziato 20 milioni di euro per il raffrescamento e il miglioramento del comfort microclimatico degli ambienti didattici.
Le istituzioni scolastiche statali possono richiedere i contributi attraverso la piattaforma SIDI. La finestra è molto breve: le candidature, aperte alle 9 del 7 settembre, dovranno essere trasmesse entro le 14 dell’11 settembre 2026.
L’assegnazione avverrà con una procedura a sportello, seguendo l’ordine cronologico delle richieste fino all’esaurimento delle risorse. Il finanziamento potrà essere impiegato per acquistare, installare e mettere in funzione apparecchi e dispositivi destinati al raffrescamento delle aule e degli altri spazi didattici.
I fondi rappresentano un intervento immediato, ma l’esperienza raccontata da Corriereuniv al Righi evidenzia una questione più ampia: per molte scuole italiane il caldo non è più soltanto un’emergenza dei primi o degli ultimi giorni di lezione. Sta diventando un problema strutturale degli edifici e dell’organizzazione dell’anno scolastico.



