Finiti gli esami di maturità, per molti studenti è il momento di immatricolarsi all’università per l’anno accademico 2026-2027. In questo passaggio è fondamentale tenere bene a mente le date degli eventuali test d’ingresso per i corsi a numero chiuso e, più in generale, le scadenze per le immatricolazioni di quelli a numero aperto. Ecco una guida con tutto quello che c’è da sapere.
La differenza principale nel sistema universitario italiano è quella tra le facoltà ad accesso libero e quelle ad accesso programmato (a livello nazionale o a livello locale). Per accedere alle prime è sufficiente l’immatricolazione, per cui serve soltanto aver conseguito un diploma di scuola superiore. Per le seconde serve invece superare una prova d’ingresso ed essere formalmente ammessi a frequentare i corsi, se il punteggio ottenuto è sufficiente per entrare in graduatoria.
Quali sono le facoltà a numero chiuso a livello nazionale
I corsi ad accesso programmato a livello nazionale prevedono di regola una prova uguale per tutti gli aspiranti studenti, gestita dal Ministero dell’Università e della Ricerca, cioè il cosiddetto test d’ingresso. Per l’anno accademico 2026-2027 è previsto per varie facoltà dell’area sanitaria, come Infermieristica, Logopedia e Fisioterapia, oltre che per Scienze della Formazione Primaria. Per quanto riguarda Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Protesi Dentaria e Medicina Veterinaria non è più previsto il test d’ingresso, ma si è passati al semestre filtro dall’anno accademico 2025-2026. In sintesi, gli studenti possono frequentare il semestre del primo anno senza barriere all’acceso. Le materie previste sono Chimica e propedeutica biochimica, Fisica e Biologia, da 6 Crediti Formativi Universitari (CFU) ciascuno. Al termine del semestre filtro sono previsti due appelli d’esame per ciascun insegnamento e sulla base del punteggio conseguito negli esami del semestre filtro (almeno 18/30 per ogni materia), il Ministero dell’Università e Ricerca redige una graduatoria di merito nazionale con l’elenco degli ammessi.
Molte facoltà, pur essendo a numero aperto, prevedono comunque una sorta di test d’ammissione, che nella maggior parte dei casi è il Test Online CISIA (il TOLC), una valutazione della preparazione iniziale. Chi non lo supera solitamente viene comunque ammesso e può immatricolarsi, ma dovrà recuperare con alcuni OFA (Obblighi Formativi Aggiuntivi). Succede ad esempio in molte facoltà di Ingegneria, Economia, Psicologia e Biotecnologie. È bene ricordare che gli atenei privati non seguono il tradizionale calendario previsto per le prove d’ammissione, che solitamente si tengono intorno a settembre. Molti decidono infatti di anticipare gli esami, in alcuni casi anche a marzo.
Prove di ammissione
Alla luce di tutto ciò, è chiaro che non esiste un calendario unico per tutte le prove d’ammissione: bisogna sempre tenere sotto controllo i siti di ogni singolo ateneo, specie se privato. Soltanto le date per i corsi ad accesso programmato a livello nazionale sono uguali per tutti. In questo caso bisogna far riferimento ai bandi del Ministero dell’Università e della Ricerca.
Chi sceglie o sceglierà un corso ad accesso libero, come detto, dovrà soltanto immatricolarsi. Anche in questa ipotesi non c’è comunque una scadenza uguale per tutti. Le date variano a seconda della facoltà prescelta, ma in genere c’è tempo fino a novembre. Da sottolineare come ormai tutte le università statali permettano di accedere ai servizi online, compresa l’immatricolazione, tramite credenziali di identità digitale, in particolare di SPID o CIE.
Come immatricolarsi
L’immatricolazione generalmente viene fatta compilando dei moduli online oppure ritirandoli in segreteria studenti e negli uffici dell’Economato. Per questo passaggio è utile controllare in anticipo quali documenti vengono richiesti (copia della carta d’identità, codice fiscale, fototessera, informazioni sul diploma e così via). Fondamentale è sempre l’autocertificazione della condizione economica (ISEE), in base alla quale verrà determinata l’entità delle tasse da pagare nell’arco dell’anno accademico: l’importo, almeno negli atenei pubblici, è infatti modulato sull’ISEE, che è anche utile per l’eventuale richiesta di una borsa di studio.
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