Una tassazione agevolata sugli aumenti di stipendio destinati ai giovani lavoratori è entrata nel cantiere della legge di Bilancio 2027. A parlarne è stato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Per ora, però, non esiste una misura approvata: mancano aliquota, limite di età, soggetti beneficiari, tetti, coperture e modalità di applicazione.
Che cosa ha proposto Giorgetti
L’idea illustrata dal ministro prevede un vantaggio fiscale collegato agli incrementi salariali riconosciuti dalle imprese, con una particolare attenzione ai dipendenti più giovani. Giorgetti ha parlato di una tassazione agevolata, simile a una flat tax, che dovrebbe accompagnarsi alla disponibilità delle aziende ad aumentare le retribuzioni.
L’obiettivo dichiarato è affrontare due problemi collegati: i bassi stipendi all’inizio della carriera e la partenza verso l’estero di molti giovani qualificati.
Il recente rapporto del CNEL sugli expat italiani stima in 16 miliardi di euro l’anno la perdita di capitale umano e indica salari e riconoscimento del merito tra le condizioni considerate decisive dai rispondenti per un possibile rientro.
Non è ancora un bonus in busta paga
Al momento la flat tax sugli aumenti dei giovani è una proposta politica in preparazione della manovra, non una norma in vigore. Non è quindi possibile calcolare quanto potrebbe guadagnare un lavoratore, stabilire chi ne avrebbe diritto o indicare una data certa di partenza.
Perché la misura diventi applicabile servirà un testo normativo che chiarisca almeno sei punti:
- quale aliquota agevolata verrebbe applicata;
- che cosa si intende esattamente per “giovani”;
- se il beneficio spetterebbe al lavoratore, all’impresa o a entrambi;
- quali aumenti salariali sarebbero ammessi;
- quale sarebbe il limite massimo agevolabile;
- quante risorse pubbliche verrebbero stanziate.
Resta da capire anche se l’agevolazione riguarderebbe gli aumenti individuali, i premi di produttività, gli incrementi derivanti dai rinnovi contrattuali o soltanto una parte di queste voci.
Come potrebbe funzionare
In linea generale, una tassazione ridotta può aumentare la quota netta che resta al dipendente senza scaricare l’intero costo dell’incremento sull’impresa. L’effetto reale dipende però dal modo in cui viene costruita la norma.
Se l’agevolazione si applicasse soltanto alla parte di stipendio aggiuntiva, il salario ordinario continuerebbe a essere tassato secondo le regole vigenti e solo l’aumento riceverebbe un trattamento più favorevole. È però una semplice ipotesi: al momento non è stata comunicata un’architettura definitiva.
La definizione della base agevolabile sarà decisiva anche per evitare che aumenti già previsti o componenti ordinarie della retribuzione vengano riorganizzati soltanto per ottenere lo sconto fiscale.
Il limite di età resta da definire
La parola “giovani” non identifica automaticamente una soglia unica. Alcune misure per l’occupazione utilizzano il limite dei 30 anni, altre arrivano a 35. Il decreto sul lavoro approvato nel 2026, per esempio, ha previsto incentivi contributivi per assunzioni di under 35.
Non è detto che la stessa soglia venga adottata per questa misura. È aperto anche il tema di chi resterebbe escluso. Se il vantaggio fosse legato soltanto a un aumento concesso dal datore di lavoro, non aiuterebbe automaticamente i giovani precari, chi cerca il primo impiego, gli autonomi o i dipendenti di aziende che non hanno margini per alzare gli stipendi.
Perché salari più alti non dipendono solo dalle tasse
La detassazione può rendere un aumento più conveniente, ma non crea da sola l’aumento. La proposta richiede infatti una partecipazione delle imprese. Il risultato dipenderà dalla capacità della norma di incoraggiare incrementi aggiuntivi e non semplicemente di ridurre le imposte su somme già previste.
Il prossimo passaggio sarà la pubblicazione di una bozza della legge di Bilancio. Solo allora si potrà verificare se la flat tax entrerà davvero nella manovra, con quali risorse e quale beneficio concreto. Fino a quel momento non ci sono domande da presentare né importi da attendere in busta paga.



