Il consiglio dei ministri ha approvato il nuovo decreto lavoro, varandolo in vista del 1° maggio. La norma contiene misure sul salario giusto, sugli incentivi all’occupazione e sul contrasto al caporalato digitale. Rafforzare il ruolo dei contratti collettivi attraverso il concetto di “salario giusto”, incentivi anche alla stabilizzazione dei contratti agli under 35 e per l’assunzione di donne disoccupate, nuove regole per il lavoro mediato dalle piattaforme digitali sono i pilastri del provvedimento. Giorgia Meloni, presidente del consiglio, sottolinea in conferenza stampa: “Pensiamo sia questo il modo migliore per ringraziare gli italiani che ogni giorno contribuiscono con il loro lavoro per fare grande la nostra nazione”.
La premier rivendica: “In questi anni abbiamo raggiunto il record di numero di occupati, il tasso di occupazione femminile non è mai stato così alto, la disoccupazione – sia giovanile sia generale – è ai minimi dai sempre. In sostanza, è aumentato il lavoro stabile e diminuita la precarietà”. Sempre Meloni osserva: “È cresciuta la percentuale del lavoro full time, è diminuita quella del part-time e i numeri Istat certificano che, rispetto all’inizio della legislatura, abbiamo quasi 1,2 milioni di occupati in più e oltre 550 mila precari in meno”.
Meloni: “Incentivi solo per chi applica salario giusto”
“Il decreto legge che abbiamo approvato oggi in consiglio dei ministri – prosegue la premier – è un tassello di una strategia molto più ampia che il governo ha portato avanti dal suo insediamento e che ha l’obiettivo di sostenere la creazione di maggiore occupazione ma anche di occupazione stabile e di qualità. Una strategia che sta dando i suoi frutti, se guardiamo a questi dati che ci consentono di dire che oggi più di ieri l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”.
“Il decreto legge stanzia quasi un miliardo di euro per il rinnovo di alcuni importanti ed efficaci incentivi occupazionali – spiega il capo del governo -. Negli incentivi occupazionali previsti dal decreto lavoro c’è una novità molto importante: a quegli incentivi si può accedere solo se si riconosce e si applica ai lavoratori il salario giusto”. E con ciò, precisa la presidente del consiglio, “si intende il trattamento economico complessivo percepito dal lavoratore, non composto solo dal salario orario ma da tutti gli elementi economici che concorrono a formare il contratto in favore del lavoratore”.
Occupazione giovani, donne e Zes
Nel dettaglio, il provvedimento introduce per tutto il 2026 esoneri contributivi fino al 100% per le assunzioni a tempo indeterminato: fino a 650 euro al mese, che salgono a 800 euro per le donne residenti nelle regioni della Zes unica per il Mezzogiorno, con durata massima di 24 mesi. Previsto un limite di spesa di 26,5 milioni di euro per l’anno 2026, di 63,7 milioni di euro per l’anno 2027 e di 51,3 milioni di euro per il 2028. Misure analoghe sono previste per gli under 35, con il bonus giovani e il bonus Zes: esonero totale dal versamento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro privati, con esclusione di quelli dovuti all’Inail, fino “al limite massimo di importo pari a 500 euro su base mensile per ciascun lavoratore” (fino a 650 euro se nell’ambito della Zes).
A questo scopo sono stanziati 109,7 milioni di euro per l’anno 2026, di 252,4 milioni di euro per l’anno 2027 e di 135,4 milioni di euro per l’anno 2028, più altri 26 milioni di euro per il 2026, pari a 60,0 milioni di euro per il 2027 e pari a 34,0 milioni di euro per il 2028 per la Zes. Spazio alla stabilizzazione dei rapporti a termine, con incentivi per trasformare contratti brevi in rapporti a tempo indeterminato, in particolare per i giovani alla prima occupazione stabile, anche in questo caso è riconosciuto un sgravio contributivo fino a 500 euro al mese.
Salari
Il decreto non introduce un minimo legale, ma rafforza il principio del “salario giusto” legato ai contratti collettivi nazionali più rappresentativi, che diventano riferimento obbligato anche per accedere agli incentivi. Previsto inoltre un rafforzamento della trasparenza, con obbligo di indicare il contratto applicato e la retribuzione nelle offerte di lavoro e nelle comunicazioni obbligatorie. Vi è poi una spinta ai rinnovi, con un adeguamento automatico al 30% dell’inflazione (Ipca) nel caso di contratti non rinnovati da 12 mesi. La norma è cambiata più volte, in una precedente bozza l’adeguamento era al 60%, non vale comunque per i contratti già scaduti: in questo caso la misura si applica a decorrere dal primo gennaio 2027.
Un capitolo centrale riguarda il lavoro tramite piattaforme digitali: viene introdotta una presunzione di subordinazione in presenza di controllo algoritmico e si rafforzano gli obblighi informativi su assegnazione delle attività, compensi e valutazioni. Le piattaforme dovranno inoltre conservare i dati delle prestazioni e metterli a disposizione delle autorità.
Caporalato digitale
Il decreto interviene anche sul contrasto al caporalato digitale, con sanzioni per l’uso illecito di account e per pratiche di sfruttamento. A questo proposito, costituiscono indici di illeciti compensi inferiori ai minimi previsti dai contratti nazionali, “ritmi, tempi di disponibilità o carichi di lavoro sproporzionati”, “utilizzo di identità, documenti o account altrui in forma organizzata”.
Per i rider, sono previsti obblighi di identificazione “con SPID, CIE o CNS oppure con un account rilasciato dalla stessa piattaforma ad un singolo codice fiscale”. La cessione del proprio account e l’uso di account da parte di persona diversa del titolare è punito con una sanzione amministrativa da euro 600 a euro 1200. Tra le altre misure, la proroga dell’isopensione fino al 2029.
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