Vorrebbero lavorare ma non sono disposti ad accettare un impiego a ogni costo. Il 60,4% dei Neet, i ragazzi tra i 15 e i 34 anni che non lavorano, non studiano e non seguono alcun corso di formazione professionale, cerca un lavoro, ma chiede alcune condizioni minime. Quelle più rifiutate sono una retribuzione inferiore a 600 euro netti mensili per un tempo pieno, il lavoro senza contratto regolare, i turni di notte e la reperibilità continua.
E’ questo il ritratto che emerge da un’indagine dell’Inapp-Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche su 1548 Neet tra 15 e 34 anni, la fascia di età analizzata è più ampia di quello analizzato dall’Istat che studia come neet i ragazzi tra 15 e 29 anni. Secondo il Rapporto annuale Istat questi rappresentano il 13,3% della popolazione di riferimento, quasi la metà rispetto al 25,7% del 2015. Il calo è significativo, ma il fenomeno resta concentrato nelle fasce più adulte della popolazione giovanile, tra le donne e nel Mezzogiorno.
Il ruolo delle famiglie
Altro dato che emerge dalla ricerca è il ruolo delle famiglie. Nel campione Inapp, il 28,8% dei giovani indica la famiglia come unica fonte di entrata, mentre il 39% non dichiara alcuna fonte di entrata. “La famiglia – commenta l’Inapp – si conferma quindi un ammortizzatore sociale decisivo, capace di sostenere economicamente e materialmente molti giovani nella fase di sospensione. Ma proprio questa funzione protettiva può diventare, in alcuni casi, anche un fattore di invisibilità e permanenza: il sostegno familiare attenua l’urgenza economica immediata, ma può rendere meno evidente il rischio di una transizione bloccata, soprattutto quando non si accompagna a percorsi di orientamento, formazione, lavoro o presa in carico”.
L’indagine conferma anche il peso della durata dell’inattività. Nel campione Inapp, il 67,2% dei giovani è inattivo da meno di un anno, mentre il 32,8% lo è da più di un anno. Secondo l’Istituto, “le analisi multivariate mostrano che la permanenza prolungata nella condizione neet non dipende da un solo fattore: cresce con l’età, si riduce in presenza di livelli più elevati di istruzione e si associa alla fragilità delle esperienze lavorative pregresse. In molti casi, infatti, il problema non è soltanto non aver mai lavorato, ma aver attraversato lavori intermittenti, occasionali o non stabilizzanti, incapaci di trasformarsi in una traiettoria di autonomia”.
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