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Clima, lezioni interrotte per oltre 1,17 milioni di studenti italiani: le alluvioni prima causa

Mirko Bellaria by Mirko Bellaria
10 Settembre 2026
in News, Scuola
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Aula scolastica allagata dopo un evento climatico, con acqua sul pavimento e sedie sollevate sui banchi.

Aule allagate, secondo Unicaf alluvioni prima causa di annullamento lezioni

Clima, lezioni interrotte per oltre 1,17 milioni di studenti italiani: le alluvioni prima causa

Oltre 1,17 milioni di studenti italiani hanno subito almeno un’interruzione delle attività scolastiche provocata da eventi climatici nel corso del 2025. La stima arriva dal nuovo rapporto dell’UNICEF su clima e scuola, che individua nelle alluvioni il principale pericolo associato alle sospensioni registrate nel nostro Paese.

Il dato non significa che 1.175.840 ragazzi siano rimasti fuori dalle aule per un intero anno. Indica invece gli studenti interessati almeno una volta da chiusure, sospensioni o limitazioni delle lezioni collegate a fenomeni come alluvioni, tempeste, ondate di calore, incendi e siccità. Un numero che mostra quanto la continuità scolastica dipenda ormai anche dalla capacità degli edifici e dei territori di affrontare gli eventi estremi.

Clima e scuola: cosa misura il rapporto UNICEF

Il rapporto “Learning Interrupted” ricostruisce le interruzioni scolastiche associate agli eventi climatici avvenuti nel 2025. L’analisi prende in considerazione gli studenti dalla scuola dell’infanzia fino alla secondaria superiore e comprende 106 Paesi e territori.

A livello mondiale, più di 171 milioni di studenti, circa uno su dieci, hanno visto interrompersi le lezioni almeno una volta. Le tempeste hanno interessato complessivamente 109 milioni di ragazzi, le alluvioni almeno 70 milioni e le ondate di calore circa 50 milioni.

Questi numeri non possono essere sommati, perché lo stesso studente può essere stato esposto a più fenomeni durante l’anno. L’UNICEF precisa inoltre che le stime sono prudenti: non tutte le chiusure locali vengono registrate o comunicate in maniera sistematica.

In Italia oltre 1,17 milioni di studenti coinvolti

Nella tabella dedicata ai singoli Paesi, l’UNICEF attribuisce all’Italia 1.175.840 studenti interessati da interruzioni scolastiche legate al clima. Il principale rischio indicato è quello delle alluvioni.

Il rapporto non specifica quanti giorni di lezione abbia perso ciascuno studente né consente di ricostruire la situazione delle singole scuole. Il dato misura quindi la diffusione del problema, non la durata complessiva delle chiusure.

È una distinzione importante: una sospensione di una giornata e la chiusura prolungata di un edificio danneggiato hanno conseguenze molto diverse. Entrambe, però, mostrano la vulnerabilità delle attività scolastiche quando strade, trasporti e strutture non riescono a resistere alle condizioni meteorologiche più intense.

Perché anche pochi giorni di scuola persi contano

Un’interruzione non coincide soltanto con l’assenza dalle lezioni. Può significare laboratori rinviati, verifiche spostate, difficoltà nel raggiungere l’istituto e perdita di continuità per gli studenti che dispongono di minori strumenti per recuperare.

Gli effetti rischiano inoltre di essere più pesanti per chi vive in territori fragili o frequenta edifici poco preparati. La possibilità di proseguire temporaneamente le attività a distanza non elimina tutte le disuguaglianze: servono connessioni adeguate, dispositivi e condizioni familiari che permettano realmente di studiare.

Il rapporto invita per questo a considerare l’istruzione come uno dei servizi essenziali da proteggere nelle politiche di adattamento climatico. La scuola non rappresenta soltanto un edificio da riaprire dopo un’emergenza, ma una parte decisiva della vita quotidiana degli studenti e delle loro famiglie.

Edifici resilienti e piani per garantire le lezioni

La risposta non può limitarsi alla gestione dell’emergenza. Rendere le scuole più resilienti significa intervenire sulla sicurezza degli edifici, sulla protezione degli impianti, sul drenaggio dell’acqua e sulla capacità di affrontare sia le alluvioni sia le temperature elevate.

Servono anche sistemi di allerta, procedure condivise con gli enti locali e piani che permettano di riprendere rapidamente le lezioni quando l’accesso all’edificio non è possibile. La raccolta di dati più dettagliati sulle chiusure aiuterebbe infine a capire quali territori e quali studenti subiscono le conseguenze maggiori.

Il dato italiano contenuto nel rapporto UNICEF non descrive quindi un singolo episodio, ma un problema che riguarda la continuità del diritto allo studio. Con l’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi estremi, la capacità delle scuole di restare accessibili e operative diventa una componente sempre più importante della sicurezza scolastica.

Mirko Bellaria

Mirko Bellaria

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