Domani 18 marzo l’Italia celebra la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia di Covid-19, istituita dal Parlamento nel 2021 per ricordare le persone che hanno perso la vita durante la pandemia e per mantenere viva la memoria di uno dei momenti più difficili della storia recente del Paese.
La data scelta non è casuale. Il 18 marzo 2020 le immagini dei camion militari che trasportavano le bare da Bergamo fecero il giro del mondo, diventando uno dei simboli più drammatici della crisi sanitaria che stava travolgendo l’Italia e gran parte del pianeta. Una scena che rimane impressa nella memoria collettiva e che ogni anno invita a fermarsi per ricordare le vittime della pandemia.
Il ruolo decisivo della ricerca scientifica durante la pandemia
Se il Covid-19 ha messo a dura prova sistemi sanitari, economie e società, ha anche mostrato con chiarezza il valore della ricerca scientifica e delle università.
Fin dai primi mesi dell’emergenza, laboratori e centri di ricerca di tutto il mondo hanno lavorato per comprendere la natura del virus, studiarne la diffusione e individuare strategie per contenerlo. Il sequenziamento del genoma del SARS-CoV-2, avvenuto nelle prime settimane del 2020, ha rappresentato uno dei passaggi fondamentali che ha permesso alla comunità scientifica internazionale di avviare rapidamente studi e sperimentazioni.
Università, istituti di ricerca e ospedali universitari sono diventati luoghi chiave della risposta scientifica alla pandemia, contribuendo allo sviluppo di nuove terapie, alla produzione di modelli epidemiologici e alla realizzazione dei vaccini.
Università e collaborazione scientifica internazionale
Uno degli aspetti più rilevanti della risposta al Covid-19 è stata la collaborazione scientifica su scala globale. Ricercatori di diversi Paesi hanno condiviso dati, risultati e pubblicazioni con una rapidità senza precedenti.
Secondo analisi bibliometriche internazionali, nei primi due anni della pandemia sono stati pubblicati decine di migliaia di studi scientifici sul Covid-19, molti dei quali nati proprio all’interno di università e centri di ricerca pubblici.
Questa mobilitazione scientifica ha accelerato processi che normalmente richiedono anni, permettendo di sviluppare vaccini efficaci in tempi molto più brevi rispetto alla media storica.
Il 18 marzo tra memoria e responsabilità
La Giornata nazionale del 18 marzo non è soltanto un momento di commemorazione. È anche un’occasione per riflettere su quanto la ricerca scientifica rappresenti un’infrastruttura fondamentale per la società.
Le università non sono solo luoghi di formazione, ma spazi in cui si costruiscono conoscenze e soluzioni per affrontare sfide globali: dalla salute pubblica alle emergenze sanitarie, fino ai cambiamenti climatici.
La pandemia ha reso evidente che investire nella scienza significa investire nella sicurezza collettiva. Per questo la memoria delle vittime del Covid-19 si lega anche alla necessità di continuare a sostenere la ricerca e il lavoro delle comunità scientifiche.
Ricordare ciò che è accaduto, cinque anni dopo l’inizio della pandemia, significa quindi non solo rendere omaggio alle vittime, ma anche riconoscere il ruolo della conoscenza e dell’innovazione nel proteggere il futuro.
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